Una persistente Idea romantica di calcio opposta opposta alla filosofia dello strapotere economico che porta gloria sottraendo appartenenza. Chissà perché questa finale per molti era anche il confronto tra la storia del
football incarnata dall’Arsenal e una geopolitica calcistica rivoluzionata dagli investimenti dei fondi sovrani della quale il PSG è stata la prima “franchigia” e gli appassionati di basket comprenderanno l’accezione del termine.
Forse l’onda lunga di “Febbre a 90” e quella idealizzazione mistica della sofferenza connaturata all’identità stessa dei Gunners ci fanno dimenticare che anche il club londinese oggi appartiene a un magnate di un altro continente, fatto sta che i canti dei londinesi durante il riscaldamento ci sembra che arrivino da più lontano rispetto al clamore di quella parte della “Puskas Arena” che ci appare più come una multinazionale di appassionati che come una tifoseria francese in campo neutro.
In un tardo pomeriggio ungherese di luce ancora naturale e ragioni turistico – economiche che scandiranno in modo inedito tanto le ore dei trionfatori che quelle degli sconfitti, va in scena – in tempo reale solo per gli abbonati di questa o quella piattaforma, come un gran premio di Formula Uno – una partita che vede svanire lo zero a zero come un palloncino che sfugge di mano a un bimbo: tra il rimpallo perso da Marquinhos e il sinistro di Havertz sotto la traversa passano pochi secondi per il cronometro e 140 anni di per l’attesa di un popolo.
Intervallo di passione, in uno spogliatoio come nell’altro, in una gradinata e in quella opposta.
La ripresa vede il collaudato blocco basso di Arteta mantenere la partita sul binario che porta a Londra; porterebbe…quando arriva il rigore del pareggio, comincia anche il valzer delle ripartenze orchestrate ad arte da Kvaratskhelia e compagni.
“Noie supplementari” potremmo titolare per la mezz’ora addizionale.
Cosa sono i rigori, in fondo? Lo spartiacque tra ciò che poteva essere e ciò che accade nella realtà. L’Arsenal sfiora la storia, il PSG la scrive di nuovo.
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