La gip di Milano Tiziana Landoni non ha convalidato il fermo di Youssef Siher, trentenne amministratore della pagina “Movimento 17 ottobre”, indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo. L’atto portava la firma del procuratore Marcello Viola e della pm Francesca Crupi. Giorgia Meloni ha definito la scarcerazione “vergognosa”, sostenendo che mortifichi le forze dell’ordine. Sul merito tecnico del provvedimento è intervenuto Felice Lima, ex giudice penale e magistrato in Sicilia, ai microfoni di Giorgio Bianchi a Un Giorno Speciale.
Il fermo e il pericolo di fuga
I provvedimenti vanno giudicati per ciò che c’è scritto, non per simpatia verso chi li firma. “Il provvedimento di fermo del dottor Siher è dal punto di vista tecnico indifendibile, un pessimo provvedimento”, afferma Lima, che esclude si tratti di semplice sciatteria: “Non è possibile che sia stato sottovalutato il peso di quest’atto”, perché un magistrato di grande esperienza sapeva che sarebbe finito sulle prime pagine.
Il primo capo d’imputazione, spiega, poggia su uno slogan dell’account Instagram. “Sostenere che dichiarare guerra a questo presente infelice sia un programma eversivo sarebbe come dire che dobbiamo arrestare quelli che dicono dichiariamo guerra all’obesità”. Più grave ancora il nodo procedurale: il pubblico ministero può fermare solo in presenza di un pericolo di fuga concreto. “In questo decreto di fermo proprio letteralmente non ci sono le motivazioni del pericolo di fuga”, sostiene l’ex magistrato, definendo “pretestuoso” l’inciso sull’“italiano di seconda generazione”.
Giustizia, politica e separazione dei poteri
Lima non nega gli errori della giustizia, anzi. “La giustizia è più che fallibile”, dice, ricordando i processi di revisione sul depistaggio Borsellino seguiti dalla moglie, anche lei magistrata. Il punto è la reazione: “Quando finalmente si scopre che Scarantino è innocente, non c’è la presidenza del Consiglio che dice è una vergogna che sia libero”.
Per l’ex giudice il problema è più ampio del singolo caso. “La democrazia non è principalmente un modo di scelta del governante. La democrazia è principalmente un modo di esercizio del potere”, afferma, parlando di “un’idea dispotica” quando è il governo a decidere chi debba stare in carcere e quali magistrati siano graditi.
“Non è normale che il capo del governo definisca vergognosa un’ordinanza che sembra non avere neppure letto. Voglio che quando voterò il governo rispetti la Costituzione, punto. Qualunque governo sia, di qualunque colore, non mi interessa”.
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