Il problema delle radiazioni cosmiche è reale, ma viene ancora prima un ostacolo più fondamentale: non sappiamo ancora come portare gli esseri umani oltre l’orbita bassa in modo sicuro ed efficiente. Lo ricorda con lucidità il generale Roberto Vittori, astronauta dell’ESA con tre missioni alle spalle, ospite del programma Astrea. Un intervento che tocca i nodi irrisolti della conquista spaziale — dai rischi biologici per gli astronauti fino alla quotazione in borsa di SpaceX — e che restituisce un quadro più complesso di quanto la retorica entusiastica del settore tenda ad ammettere.
Quando si parla di missioni lunari o marziane, il tema delle radiazioni cosmiche torna ciclicamente al centro del dibattito: al di fuori della magnetosfera terrestre, il corpo umano è esposto a dosi che non hanno paragone con l’orbita bassa. Dove costruire insediamenti, come sfruttare le caverne lunari come schermatura naturale, come proteggere gli equipaggi durante i lunghi transiti interplanetari — sono tutte questioni aperte e urgenti.
Eppure, osserva Vittori, “magari fosse che fossimo qua a discutere quello, perché significherebbe che avremmo già risolto il problema del trasporto — e non l’abbiamo fatto.” La priorità, in altre parole, resta ancora il propulsore: prima di preoccuparsi di dove dormire su Marte, bisogna capire come arrivarci.
Con una nota di autoironia, il generale aggiunge che l’età, in questo contesto, paradossalmente aiuta: “L’effetto della radiazione è molto più forte su un astronauta giovane. Più sei avanti con l’età e meno recepisci le radiazioni.” Un dettaglio fisiologico che potrebbe riaprire, almeno in teoria, le porte dello spazio profondo a candidati inattesi.
Nel ripercorrere la storia dell’esplorazione spaziale, Vittori richiama un episodio emblematico: durante l’allunaggio dell’Apollo 11, fu Neil Armstrong — pilota collaudatore, non il computer di bordo in panne — a prendere il controllo manuale e salvare la missione. Un frammento che, secondo l’astronauta, “continuerà ad essere d’attualità anche nell’era dell’intelligenza artificiale“: la capacità di giudizio umano in condizioni estreme rimane un elemento che nessun algoritmo ha ancora replicato.
Il secondo grande tema è la prevista quotazione in borsa di SpaceX. Elon Musk aveva a lungo escluso questa possibilità, ma qualcosa è cambiato — e Vittori non nasconde le proprie perplessità. “Non è l’ingresso di una delle tante società,” spiega il generale, “è l’ingresso di una società che pretende d’essere la più capitalizzata nella storia.” Il Falcon 9 e il Crew Dragon rappresentano indiscutibilmente il più grande successo commerciale del settore negli ultimi vent’anni, ma da soli non basterebbero a giustificare le valutazioni che Musk intende portare sul mercato.
Per sostenere quelle cifre, la narrativa si è allargata: intelligenza artificiale, robotica, data center nello spazio, costellazioni di milioni di satelliti. Un’operazione “talmente grande e complessa che va oltre lo spazio,” avverte Vittori, e “che ha il potenziale di entrare nella nostra vita quotidiana — o in bene, o come un’esplosione vera e propria.” Una scommessa che potrebbe ridefinire interi settori, o rivelarsi il più costoso castello di carte della storia industriale.
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