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Voli cancellati, tutta la verità sul caro carburante ▷ “Rimborso? In un caso non lo avrete”

L’estate turistica europea si avvicina sotto il segno dell’incertezza. Le tensioni nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico globale, stanno mettendo sotto pressione il mercato del jet fuel, con prezzi in forte aumento e timori su possibili carenze. A “Astrea – Il futuro che verrà”, Rosanna Piras ha messo a confronto tre voci chiave del settore: Gianni Murano (presidente UNEM), Carlo Borgomeo (presidente Assoaeroporti) e Gianluca Di Ascenzo (presidente Codacons), per capire cosa rischiano davvero i passeggeri europei.

Scorte limitate ma non imminenti: il fattore tempo

Il quadro è teso ma non ancora critico. «In Italia abbiamo una domanda di circa 5 milioni di tonnellate di jet fuel e oltre il 50% è coperto dalla produzione nazionale», spiega Gianni Murano. A questo si aggiungono le scorte strategiche, che coprono «circa un mese di domanda piena».

Tradotto: nel breve periodo il sistema regge. «Possiamo essere relativamente tranquilli anche oltre maggio», precisa. Ma il nodo resta il medio termine: «Non possiamo dire di essere sereni per tutto l’anno». Il problema, più che la disponibilità immediata, è il prezzo, già in forte crescita.

Un sistema fragile tra globalizzazione e crisi energetica

La crisi riapre una questione strutturale. «L’Europa ha puntato molto sulla globalizzazione, rinunciando in parte alla propria capacità industriale, inclusa la raffinazione», osserva Murano. Una scelta che oggi presenta il conto.

Alcuni paesi europei, come Regno Unito e Francia, risultano più esposti. «C’è stata una carenza strategica nella sicurezza energetica», afferma. E il paradosso emerge con chiarezza: figure che fino a pochi anni fa sostenevano la fine del petrolio oggi avvertono sul rischio di carenze.

La risposta del settore è la diversificazione: più fornitori, più rotte, più tipologie di greggio. «Oggi importiamo da oltre 30 paesi e 90 tipi di petrolio», sottolinea Murano. Tra i principali attori emergono gli Stati Uniti, diventati fornitori centrali, anche se a costi più elevati.

Tra allarmismo e domanda: il rischio effetto domino

Dal lato aeroportuale, il quadro resta sotto osservazione. «Le scorte negli aeroporti italiani ci tranquillizzano fino a fine maggio», afferma Carlo Borgomeo. Ma oltre quella soglia «le variabili sono troppe per fare previsioni».

Il punto critico non è solo l’offerta, ma anche la domanda. «Se i passeggeri smettono di prenotare per paura, possiamo arrivare al paradosso: carburante disponibile ma aerei vuoti», avverte. Un rischio alimentato da comunicazioni percepite come eccessivamente allarmistiche.

Una certezza però c’è: «Ci sarà tensione sui prezzi». E questo impatterà direttamente sulle tariffe, indipendentemente dalla disponibilità effettiva di carburante.

Prezzi, diritti e regole: cosa rischiano i consumatori

Sul fronte dei passeggeri, la situazione si complica ulteriormente. «Bisogna distinguere tra aumento dei costi e carenza di carburante», chiarisce Gianluca Di Ascenzo.

Nel primo caso, le compagnie possono trasferire parte degli aumenti sui biglietti: è il rischio d’impresa. Nei pacchetti viaggio, ad esempio, oltre una certa soglia (8%) il consumatore può recedere senza penali.

Diverso il caso delle cancellazioni. Qui entra in gioco il regolamento Regolamento UE 261/2004: se il volo viene cancellato per ragioni operative, il passeggero ha diritto a compensazioni. Ma se la causa è una crisi eccezionale – come una reale carenza di carburante – «il risarcimento potrebbe non essere dovuto».

Per evitare abusi, il Codacons ha chiesto interventi a Antitrust ed ENAC: «Serve chiarezza su cosa è legittimo e cosa no, per tutelare i consumatori ed evitare speculazioni».

Redazione

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