La Costituzione italiana continua a essere celebrata come un modello avanzato, capace di mettere al centro la persona e i suoi diritti. Eppure, tra ciò che è scritto e ciò che accade nella realtà, si apre una distanza sempre più evidente. Secondo Carlo Iannello, docente di diritto costituzionale all’Università Vanvitelli di Napoli, il problema non è l’assenza di tutele, ma la mancanza di strumenti e soggetti capaci di renderle effettive.
Il punto di partenza è l’impatto delle tecnologie digitali sulla vita quotidiana, soprattutto dei più giovani. “Non c’è più scarto fra la realtà vera e la realtà virtuale”, osserva Iannello, descrivendo un contesto in cui la percezione viene alterata fino a confondere esperienza e rappresentazione. Gli episodi di cronaca diventano sintomi di un fenomeno più profondo: “filmano l’omicidio per poi postarlo sui social”, invece di intervenire o chiedere aiuto. In questo scenario, la tecnologia non è neutrale: “hanno un’oggettiva finalità, di deumanizzare l’uomo”, rendendolo “privo di spirito critico” e quindi più facilmente orientabile. Il risultato è una forma di governo invisibile: “noi siamo governati da questi sistemi”, che attraverso algoritmi e piattaforme influenzano consumi, scelte personali e comportamenti.
Sul piano formale, le garanzie esistono. “Non c’è dubbio che la Costituzione ci tutela”, chiarisce Iannello, richiamando in particolare l’articolo 41, che subordina l’iniziativa economica all’utilità sociale e al rispetto della dignità umana. Ma il riferimento va oltre il singolo articolo: “l’impianto della Costituzione è personalista: il fine è l’uomo”. In teoria, dunque, lo Stato dovrebbe essere strutturato per proteggere l’individuo anche dalle derive del mercato e della tecnologia. Il problema emerge quando si passa dalla teoria alla pratica: le norme esistono, ma non producono effetti concreti.
È qui che si colloca la frattura centrale. “Oggi c’è un vuoto tra la Costituzione e il cittadino”, afferma Iannello. Non si tratta di un difetto giuridico, ma politico e sociale: “mancano i soggetti collettivi che vogliono attuare questa Costituzione”. Partiti, sindacati e associazioni, che storicamente hanno svolto questa funzione, non riescono più a colmare la distanza tra principi e realtà. Il risultato è una Costituzione che resta formalmente intatta, ma sostanzialmente disattesa, incapace di incidere nella vita quotidiana.
Per spiegare le radici di questa distanza, Iannello introduce un elemento storico. Fino agli anni Settanta, ricorda, “abbiamo avuto tentativi anche importanti di attuazione della Costituzione”. La svolta arriva dopo il 1989: “ci siamo volontariamente legati le mani con un doppio vincolo esterno”. Da un lato l’integrazione europea e i parametri di Maastricht, dall’altro il vincolo atlantico. Due fattori che, secondo questa lettura, limitano la capacità dello Stato di realizzare i diritti sociali. Il nodo è economico e politico insieme: “l’austerità impedisce di mettere soldi in sanità, scuola, politiche sociali”, mentre altre spese restano possibili. La conseguenza è una contraddizione strutturale: la Costituzione prevede diritti ampi, ma il sistema in cui è inserita ne limita l’attuazione.
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