Tanta Dea, persino troppa a fronte di un primo tempo che termina 0 – 0 e nel cui finale, a ben vedere, come lampi nel buio sono arrivate “punture” di Juventus, con tanto di grande uscita di Carnesecchi, scenografica ed efficace. L’Atalanta, in ogni caso, apre e chiude la prima frazione sfiorando la rete: da Zalewski a Krstovic le occasionissime strizzano l’occhio, millimetricamente, allo specchio di porta.
Boga Juve, ma sufficiente allora, perché appena tre giri di lancetta dopo l’apertura del sipario sulla ripresa, i bianconeri passano, per gentile concessione della coppia Carnesecchi – Djimsiti e con l’ivoriano appostato a ringraziare. Val la pena ricordare la bravura di Holm sulla linea di fondo: bravo a restare in equilibrio e a crossare teso, leggermente a rientrare.
Il meglio della Juventus, in effetti, passa proprio per le percussioni dello svedese, generoso per percorrenza illimitata e per i tanti palloni messi in mezzo, fino all’avvicendamento con Gatti al minuto 71.
I cambi di Spalletti, per l’ultimo terzo di gara, traducono due concetti: che il tecnico non è contento della poca pressione offensiva e che col passare dei minuti vuole, a maggior ragione, mettere in ghiaccio una partita di vitale importanza. In effetti, la Juve è obbligata a difendersi (con un salvifico Di Gregorio tra i pali) ma riparte con forza, perché l’Atalanta è generosa sia per la pressione che esercita che per i metri che si lascia alle spalle.
Djimsiti ricorderà a lungo questa serata, per errori decisivi in entrambe le aree.
Alla fine la Juventus basta a se stessa, in una serata caratterizzata dalla capacità di incassare e dalla lucidità utile a farsi bastare una rete che non dava l’idea di restare l’unica di questa partita. La definiremmo una vittoria trapattoniana: non crediamo che Spalletti possa offendersi.
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