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“Se Hormuz rimane chiuso rischiamo il cataclisma” ▷ La previsione shock sulla crisi del petrolio

La chiusura dello stretto di Hormuz dopo l’attacco all’Iran riporta al centro dell’attenzione uno degli snodi energetici più delicati del pianeta. Da lì transita una quota enorme del petrolio mondiale, e qualsiasi blocco ha conseguenze immediate sui mercati. Le prime tensioni sui prezzi si stanno già vedendo anche in Europa e in Italia, con un aumento dei carburanti che potrebbe riflettersi presto su bollette e trasporti. Secondo Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, la situazione è ancora relativamente sotto controllo, ma se la chiusura dovesse prolungarsi il sistema energetico globale entrerebbe in una fase molto più critica.

Carburanti già in aumento

I primi effetti della crisi si stanno già manifestando alla pompa. «Siamo già a 2.200», osserva Tabarelli riferendosi al prezzo del gasolio, avvertendo che se la situazione non cambia «vedremo prezzi molto più alti».

Paradossalmente, aggiunge, il mercato internazionale del petrolio non ha ancora reagito in modo estremo. «Di fronte a questo cataclisma potenziale il prezzo del petrolio è salito a 90 dollari», ricorda, mentre nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, arrivò a 120. Il carburante più colpito resta però il diesel, già tornato «ai livelli del 2022».

Le conseguenze sulle bollette

Gli aumenti dei carburanti tendono a manifestarsi più rapidamente rispetto a quelli delle bollette energetiche. «L’aumento dei prezzi corre sempre più di tutto, anche più della guerra», spiega Tabarelli.

Per l’energia domestica i tempi sono più lenti perché il sistema tariffario si basa su medie mensili dei prezzi. Se le quotazioni dovessero restare su questi livelli, avverte, «avremo in bolletta il 10–15% in più ad inizio aprile».

Il ruolo delle accise mobili

Tra gli strumenti discussi per contenere il caro carburanti ci sono le cosiddette accise mobili. Il meccanismo consiste nella restituzione di una parte delle maggiori entrate fiscali generate dall’aumento dei prezzi.

«È una piccola restituzione dell’aumento dell’IVA», spiega Tabarelli. Con un aumento di circa 30 centesimi al litro del gasolio, l’intervento pubblico restituirebbe «circa 6 centesimi, non di più», con un effetto quindi limitato sul prezzo finale.

Il nodo dello stretto di Hormuz

Il vero fattore di rischio resta però la chiusura dello stretto di Hormuz, una minaccia evocata più volte negli ultimi decenni ma raramente concretizzata. «Da 50 anni, dalla crisi del 1973, abbiamo paura di una chiusura di Hormuz», ricorda Tabarelli.

Questa volta però la situazione è diversa. «È già dieci giorni che è chiuso», osserva. Se il blocco dovesse durare settimane o mesi, conclude, «sarebbe il cataclisma» per l’economia energetica mondiale.

Astrea è ideato e condotto da Rosanna Piras

Redazione

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