Domenico Caliendo, due anni, muore lo scorso 21 Febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un fallito trapianto di cuore. Da quel momento si apre un caso giudiziario che, nel tempo, si allarga ben oltre l’ipotesi iniziale di complicazioni cliniche, coinvolgendo medici, procedure e protocolli. La famiglia, guidata dalla madre Patrizia Mercolino, sceglie di affiancare alla richiesta di verità anche un progetto concreto: la nascita della Fondazione Domenico Caliendo, con l’obiettivo di sostenere altre famiglie nei casi di presunta malasanità.
L’evoluzione giudiziaria segna un punto di svolta. L’avvocato Francesco Petruzzi chiarisce: “L’inchiesta della procura è ben oltre la semplice malasanità, siamo nell’alveo del dolo”. Secondo la ricostruzione difensiva, gli accertamenti si starebbero concentrando su ipotesi più gravi, tra cui falsi in atti pubblici e responsabilità legate alle fasi immediatamente successive all’intervento.
“La procura sta andando in direzioni molto più gravi… non è un segreto che io chieda l’omicidio volontario”, afferma il legale.
Al centro dell’indagine anche elementi tecnici: “C’è un video… che ritrae il cuore di Domenico sul tavolo operatorio alle 14:34”, mentre restano verifiche aperte su procedure e tempistiche. Il punto cruciale riguarda ciò che, secondo l’accusa, “si sarebbe potuto fare e che non si è fatto, e il perché non si è fatto”.
Uno dei nodi riguarda le decisioni prese durante l’intervento. Petruzzi ricostruisce un passaggio chiave: “L’organo si impianta dopo aver controllato la qualità di quello arrivato”, sottolineando una presunta deviazione dalle linee guida. Secondo quanto riferito:
“Qualcuno racconta che si era espiantato prima che arrivasse l’organo”, una circostanza che avrebbe generato tensioni tra i presenti. Alcuni membri dell’équipe, infatti, avrebbero manifestato perplessità: “C’era stata una richiesta… perché si erano resi conto dell’inusualità di aver già espiantato l’organo”. Una dinamica che, sempre secondo la ricostruzione della famiglia, suggerirebbe la consapevolezza di una procedura fuori standard già durante l’operazione.
Accanto al percorso giudiziario nasce un’iniziativa concreta. La Fondazione Domenico Caliendo si propone di sostenere economicamente le famiglie coinvolte in casi di presunta malasanità. Petruzzi spiega il funzionamento: “Potranno essere patrocinate le famiglie che non superano un reddito di 18.600 euro l’anno”. Il punto centrale è l’accesso alla giustizia: “La Fondazione si occuperà di anticipare tutte quelle spese legali legate a situazioni di questo tipo una causa di malpraxis non è alla portata di tutti”.
I costi sono rilevanti: “Solo i consulenti di parte costano sui 5.000 euro”, fino a 15-20 mila euro complessivi per causa. L’obiettivo è evitare pratiche diffuse ma controverse: “Spesso queste famiglie firmano patti quota lite che di fatto sono illeciti”. Ad oggi, la raccolta fondi ha superato i 100.000 euro, permettendo di sostenere le prime cause.
Il cuore della vicenda resta umano. Patrizia Mercolino racconta il figlio lontano dalla dimensione mediatica: “Domenico era un bambino allegro, sorridente, un guerriero”. La scelta di esporsi pubblicamente nasce da una necessità: “Dobbiamo farlo per forza, solo così riusciamo ad avere la forza per andare avanti”. E sulla fondazione: “Lo scopo mio è portare avanti la storia di Domenico e fare in modo che non succeda più”.
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