Iran e Russia, due paesi al centro del dibattito geopolitico mondiale, due casi emblematici nella strategia sanzionatoria occidentale: paesi sottoposti da anni a pressioni economiche, isolamento politico e delegittimazione simbolica, senza che questo abbia prodotto il collasso atteso. Al contrario, le sanzioni sembrano aver rafforzato dinamiche di resistenza fondate su orgoglio nazionale, memoria storica e percezione di sé come soggetti imperiali. Ai microfoni di Un giorno speciale, il fotoreporter Giorgio Bianchi e il filosofo Diego Fusaro analizzano le conseguenze profonde di questo modello di coercizione, interrogandosi su efficacia, costi e responsabilità, soprattutto dal punto di vista europeo.
Per Giorgio Bianchi le sanzioni economiche non sono altro che una forma moderna di assedio, paragonabile alle pratiche dell’antichità. “Le sanzioni economiche in questo caso sono una forma di assedio medievale: ti circondo, ti impedisco di vivere, ti faccio morire di fame”. È ciò che, secondo il fotoreporter, l’Occidente tenta da decenni con paesi come Iran, Cuba e Federazione Russa.
Eppure, questi Stati non crollano. Il motivo non è economico ma identitario: “Perché essendo imperi e soggetti storici non vivono d’economia, vivono di appartenenza”.
Bianchi non idealizza le condizioni di vita nei paesi sanzionati. Al contrario, descrive una realtà fatta di sacrifici quotidiani: “Tu vai nella Russia profonda e trovi la babushka con il suo orticello, che mangia alla mensa un piatto di zuppa con dieci pezzi di pane”. Condizioni che, osserva, in Europa sarebbero considerate inaccettabili. Ma è proprio qui il punto: “Loro, nella loro testa, hanno una mentalità imperiale. Oggi stiamo così, teniamo duro, ma poi torneremo a essere grandi”. Le sanzioni che colpiscono simboli, bandiere, inni, non intaccano l’economia quanto l’orgoglio collettivo, rischiando però di rafforzarlo invece che spezzarlo.
Uno degli effetti più duraturi delle sanzioni, secondo Bianchi, riguarda il piano psicologico e culturale. Il ricordo delle umiliazioni subite non si cancella. “Loro questa cosa se la ricorderanno. Nei nostri confronti i russi se la sono segnata”. A differenza degli Stati Uniti, percepiti come un impero che “fa questo di mestiere”, l’Europa viene vista come traditrice, soprattutto dall’Italia, storicamente legata alla Russia anche in epoca sovietica. “A distruggere un rapporto ci vuole un attimo. Ricostruire un rapporto di fiducia, se ci riusciremo mai, richiederà decenni”. Le nazioni, ricorda Bianchi, “sono fatte di esseri umani”, e quando una collettività si sente tradita, la frattura diventa profonda.
Diego Fusaro allarga il quadro storico e teorico, sostenendo che le sanzioni non abbiano mai risolto nulla. “Storicamente hanno prodotto solo effetti deleteri: l’inasprimento di rapporti già tesi”. Per il filosofo, esse sono a tutti gli effetti un atto bellico, “la continuazione della guerra con altri mezzi”. La vera novità, però, è che nel caso europeo le sanzioni colpiscono chi le applica: “È il primo esempio di sanzioni che recano danno al sanzionante e non al sanzionato”. Da qui la domanda cruciale: cui prodest? Secondo Fusaro, o l’Unione Europea è guidata da “specialisti senza intelligenza ed edonisti senza cuore”, oppure agisce da soggetto subalterno a Washington, accettando una posizione quasi coloniale che rafforza la dipendenza energetica e politica dagli Stati Uniti.
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