Un governo che gode di una stampa favorevole, o almeno non ostile, si muove con sicurezza. Per l’analisi proposta in trasmissione, è il caso dell’esecutivo Meloni, a lungo trattato con riguardo anche dai quotidiani di area progressista. Una stampa negativa, insieme ad altri fattori come le vicende giudiziarie (il caso Berlusconi è l’esempio storico), può decidere la stabilità di un governo.
La misura attuata tramite Eni per calmierare i prezzi, a cui si stanno adeguando altri marchi, era già nelle possibilità del governo. Lo stesso valeva per la tassazione degli extraprofitti, con i cui ricavi finanziare sconti sul carburante. Non è stato fatto, secondo l’analisi, per timore dell’accusa di essere ‘comunisti’ o ‘socialisti’, che danneggerebbe l’immagine presso lo zoccolo duro dell’elettorato.
Il problema sta nella natura dei vertici politici: figure opache, protagoniste di ascese vertiginose e di cadute altrettanto rapide, come Renzi e Monti. Sono i ‘pulcini ormonati’: come il pollo del supermercato, gonfiati oltre misura dalla stampa. Il meccanismo funziona anche quando i media sembrano combattere un avversario: gridare al ‘pericolo nero’ contro Vannacci lo amplifica e gli regala il ruolo della vittima contro ‘il sistema’. Una volta al potere, poi, tutti si uniformano, e la stessa stampa può diventare ostile colpendo i punti davvero sensibili. Da qui la volatilità del consenso: il Movimento 5 Stelle al 30% e poi in caduta, Meloni dal 2% al 30%, la Lega salita al 33% e oggi, secondo il relatore, in forte calo. ‘È tutto volatile, come i titoli in borsa’.
Alla spettatrice che osserva come Meloni sia ‘sempre in tv’ e attaccata dagli altri, la replica è netta: non si è detto che abbia avuto una stampa contraria, ma favorevole. Essere attaccati, inoltre, non è di per sé negativo: dipende da chi attacca e da come. Molti scontri verbali sono definiti ‘farlocchi’: servono a catturare l’attenzione, come l’incidente sulla corsia opposta, e rafforzano il consenso di entrambe le parti. È il wrestling della politica: finché si resta nella ‘partitura’, l’antagonismo è artefatto.
Meloni fu premiata dall’Atlantic Council nel 2024 insieme a Mario Draghi, e la stampa lo riportò. Eppure, si chiede il relatore, qualcuno ha spiegato all’elettorato più radicale che il governo porta avanti l’agenda Draghi? Qualcuno l’ha messa di fronte alle dichiarazioni del 2016 sul conflitto russo-ucraino? Qualcuno ha chiesto conto a Crosetto del passato da lobbista delle armi, alla destra storica del suo abbandono della questione palestinese, a Vannacci della vaccinazione, del passato nella Nato e delle sue posizioni sul sionismo?
La risposta è no. Gli attacchi cadono dove rafforzano l’immagine di ciascuno presso il proprio elettorato, mentre su Ucraina, Palestina e liberismo tutti sono allineati. Nel nocciolo della questione, conclude l’analisi, ‘verrebbero affondati con un colpo solo’. Chi esce da questo schema esce dalla televisione.
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