Attualità

Papa Leone suona l’allarme su IA e clickbait ▷ Duranti: “Voi lanciate appelli, noi chiediamo aiuto”

In una fase storica in cui l’informazione è sempre più piegata alla logica dell’attenzione, compressa tra algoritmi, titoli sensazionalistici e competizione per il clic, il tema della responsabilità pubblica dei media torna centrale. Non come questione tecnica, ma come problema democratico. È dentro questo quadro che si colloca l’editoriale di Fabio Duranti a Un Giorno Speciale: una riflessione che incrocia il ruolo dell’informazione indipendente, la crisi del giornalismo e l’impatto crescente dell’intelligenza artificiale, a partire da un richiamo che arriva dal vertice della Chiesa cattolica.

Meno titoloni, più responsabilità

“Meno clickbait e più qualità”: Duranti rivendica come questa indicazione non sia una conversione improvvisa, ma una pratica che Radio Radio ha scelto da tempo. Non perché detenga la verità, chiarisce, ma perché assume un principio di buona fede nei confronti di chi ascolta. “Non facciamo informazione per noi stessi o per fare propaganda, la facciamo per voi”. È qui che l’informazione torna a essere servizio, non merce: un lavoro esposto al dissenso, ma fondato su un punto di vista dichiarato, non su un’agenda dettata da poteri economici o politici.

L’agorà contro il rumore

La risposta alla degradazione del linguaggio mediatico non è il silenzio, ma l’agorà. Duranti descrive un modello opposto a quello dominante: niente risse, niente interruzioni, niente spettacolarizzazione del conflitto. “Chi ha qualcosa da dire, lo deve poter dire fino in fondo”. Poi toccherà all’altro, anche per sostenere l’esatto contrario. È una scelta culturale prima che editoriale, che rifiuta il chiacchiericcio come surrogato della politica e dell’informazione, e restituisce al pubblico il compito di farsi un’idea, senza essere guidato da scorciatoie emotive.

Algoritmi, chatbot e l’illusione dell’amicizia

Nel richiamare le parole del Papa sull’intelligenza artificiale, Duranti insiste su un punto decisivo: “Non è un’amica, né un oracolo”. I chatbot “affettuosi” non sono neutri, ma dispositivi che apprendono dagli utenti per ingannarli sempre meglio, orientando percezioni e consenso. La tecnologia, spiega, oggi è già in grado di simulare persone reali, voci, volti, contesti. La questione non è futuristica, è presente: “Potrei non essere vero”. E proprio per questo l’informazione umana, verificabile, responsabile, diventa un presidio democratico.

L’indipendenza lasciata sola

L’appello finale è politico nel senso più concreto del termine. “La disinformazione si batte aiutando l’informazione indipendente”. Non con finanziamenti a pioggia, ma con strumenti mirati: costo del lavoro, crediti d’imposta, condizioni che permettano di sopravvivere senza perdere autonomia. Duranti denuncia un sistema in cui i grandi gruppi sono sostenuti e protetti, mentre chi resta indipendente paga l’indipendenza con isolamento economico e tagli pubblicitari. “Fate qualcosa”, conclude, “dal Papa in giù”. Perché senza un sostegno reale, l’informazione come bene pubblico rischia di restare solo una formula, buona per gli appelli, ma inutile nella realtà.

Redazione

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