Nel 2025 l’export italiano torna a crescere con un incremento stimato intorno al 3%, riportando il valore complessivo verso i 640 miliardi di euro. Nonostante le tensioni geopolitiche e i rischi protezionistici, l’anno scorso si è registrata una ripresa significativa. La domanda estera pesa oggi per circa il 33% del PIL italiano e si conferma determinante per la crescita economica.
L’Italia si conferma tra i primi 10 esportatori mondiali, con una quota di mercato del 2,8%. La domanda estera ha contribuito in maniera determinante alla crescita economica degli ultimi 15 anni. Se non ci fosse stata, considerando che la domanda interna è stata distrutta, saremmo veramente nel baratro. È merito dei piccoli e medi imprenditori italiani: un dato strutturale e non congiunturale, che fotografa la vocazione internazionale del sistema produttivo italiano. Stiamo parlando prevalentemente di vendita di beni e servizi italiani.
Il sistema produttivo conta oltre 120.000 imprese esportatrici, che sostengono 4,3 milioni di addetti. Il settore farmaceutico guida la ripresa con un balzo del 31%, seguito da metalli preziosi e cantieristica navale. Anche l’agroalimentare segna una crescita solida con il +4,3%, intercettando la domanda globale di qualità dei prodotti agricoli italiani.
L’Unione Europea rimane il mercato principale, assorbendo il 51% delle vendite: circa la metà del nostro export è, in realtà, un export interno a quel sistema folle, burocratico e normativo che ci affligge da un quarto di secolo, cioè l’Unione Europea. I mercati di Francia e Germania risultano in crescita, mentre gli Stati Uniti registrano un robusto +8%.
Emergono nuove opportunità nei mercati OPEC, in particolare negli Emirati Arabi Uniti e in India. La diversificazione dei partner commerciali è diventata una strategia essenziale per ridurre i rischi derivanti da sciocchi improvvisi. Pertanto, gli accordi di libero scambio dell’Unione Europea, come quello con il Mercosur, mirano a rafforzare questa vocazione e la diversificazione commerciale.
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