Nel dibattito pubblico che accompagna ancora oggi il bilancio della gestione pandemica, il tema della responsabilità resta irrisolto. Non solo sul piano sanitario, ma soprattutto su quello comunicativo e istituzionale. Ai microfoni di Un Giorno Speciale, Fabio Duranti e Alberto Contri tornano su uno dei nodi centrali: l’assenza di un vero ravvedimento da parte di chi ha sbagliato, a fronte di cittadini sanzionati, censurati e colpiti economicamente per aver espresso posizioni poi rivelatesi fondate.
Duranti parte da un principio elementare: chi sbaglia deve rispondere dei propri errori. “Se io non pago il bollo mi arriva la cartella, se non pago le multe mi pignorano”, osserva, ricordando come nel sistema esista il concetto di ravvedimento operoso, che consente di correggere un errore pagando il dovuto senza sanzioni sproporzionate. Un meccanismo che, secondo il conduttore, non è mai stato applicato a chi ha gestito e comunicato la pandemia: “Qui invece si mette la polvere sotto il tappeto e si consente a queste persone di continuare a sbagliare”. Il risultato, sottolinea, è una società che non impara dai propri errori e che premia l’irresponsabilità.
Per rendere concreto il ragionamento, Duranti recupera un episodio emblematico: un’intervista pubblicata dal Messaggero il 28 maggio 2021, in cui venivano riportate le dichiarazioni di Fabrizio Pregliasco, definito “virologo”. “Non è un virologo, è un igienista”, precisa Duranti, contestando l’uso improprio dei titoli. Ma è il contenuto a colpire: baci vietati, niente sesso, flirt consentiti solo ai vaccinati. “Non è una barzelletta, è successo davvero”, incalza, ricordando come ai non vaccinati venisse di fatto negata non solo la libertà di movimento o il lavoro, ma perfino la sfera affettiva, sulla base di affermazioni che davano per scontato che il vaccino bloccasse l’infezione. “Una cazzata sesquipedale”, dice Duranti, “che noi contestavamo già allora, venendo censurati e rimettendoci milioni”.
Il punto, per Duranti, non è solo l’errore scientifico, ma il danno prodotto: economico, professionale e reputazionale. “Chi ce li ridà quei soldi? Chi ci ridà la reputazione?”, si chiede, sottolineando l’asimmetria totale tra cittadini colpiti da sanzioni e apparati che non rispondono mai delle proprie decisioni. La comunicazione pandemica, aggiunge, ha operato come una macchina punitiva, legittimata dai media e incapace di ammettere sbagli anche di fronte all’evidenza.
Alberto Contri amplia il quadro sul piano internazionale. Ricorda i suoi scontri diretti con Pregliasco: “Io leggevo i dati ufficiali dell’UK Health Security Agency e lui mi diceva che dicevo scemenze”. Per Contri, il problema è stato il ruolo devastante della comunicazione istituzionale, citando anche la campagna dell’FDA contro l’ivermectina, poi rivalutata nel tempo. La differenza, secondo lui, è politica: “Negli Stati Uniti hanno cambiato la testa di FDA, CDC e organismi regolatori. Qui in Italia no”. Mentre oltreoceano si tenta un faticoso cambio di rotta, conclude, “da noi non è cambiato assolutamente niente”.
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