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Il giochetto del divide et impera che ci trascina secoli indietro sull’elettrico | Editoriale

L’auto elettrica viene presentata come una svolta inevitabile, ma nella pratica si è trasformata in un fattore di scontro sociale. Non per limiti intrinseci della tecnologia, bensì per il modo in cui è stata introdotta: tra obblighi, divieti e una narrazione che ha ignorato condizioni materiali, redditi e contesto urbano. Il risultato è una frattura artificiale che ha allontanato cittadini e mercato da un’innovazione che avrebbe richiesto tempo, studio e gradualità.

Il prezzo della transizione

Il primo nodo è economico. Fabio Duranti sottolinea come «non è ancora una tecnologia economica», riportando il confronto su dati concreti. Parlando di auto di classe media, osserva che «una Panda, una Golf, una Polo stanno intorno ai 20 mila euro», mentre l’elettrico «costa almeno un 15-20 per cento in più». Un divario che pesa su chi non ha margini di scelta: «Chi me li dà i soldi per cambiarmi la macchina?», chiede Duranti, indicando come l’imposizione finisca per colpire proprio chi dovrebbe essere tutelato.

Mercato contro imposizione

Per Duranti, la frattura nasce quando la politica sostituisce il mercato. «Io produco un’innovazione, costa un po’ di più perché ci ho speso soldi per progettarla: chi vuole se la compra», spiega, chiarendo che l’adozione spontanea è l’unica strada sostenibile. L’alternativa è la forzatura: «Il mercato spontaneo funziona, quello forzato prima o poi esplode». Dove la tecnologia è stata messa a disposizione senza obblighi, la crescita è arrivata senza scontro; dove è stata imposta, è diventata un simbolo di rifiuto.

Infrastrutture negate, realtà ignorata

Il problema non è solo l’auto, ma il contesto. Duranti richiama la quotidianità delle città italiane: «Se abito all’ottavo piano, dove la ricarico? Già la sera non trovo parcheggio». Una domanda che resta senza risposta mentre si introducono divieti e scadenze. A questo si aggiungono scelte considerate incomprensibili: «Vietare le ricariche in autostrada è una follia», afferma, indicando come l’assenza di infrastrutture trasformi l’innovazione in disagio.

Efficienza senza efficacia

Sul piano tecnico, Duranti non ha dubbi: «Che il motore elettrico sia più efficiente di uno vecchio di 150 anni è fuori discussione». Il motore termico, spiega, «produce energia che poi devi buttare via sotto forma di calore». Ma l’efficienza non coincide con l’efficacia. «Che non sia ancora efficace, che abbia problemi di autonomia, di costi e di accesso alla ricarica, è un altro discorso». È proprio questo scarto, conclude, ad aver alimentato lo scontro: «La polarizzazione è stata voluta». Non per migliorare la vita dei cittadini, ma per trasformare una tecnologia in un terreno di divisione.

Redazione

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