Torna al centro del dibattito mediatico la questione del sostegno europeo all’Ucraina. La narrativa dominante degli ultimi mesi ha evidenziato una Russia in difficoltà economica e militare ma la realtà è ben altro. Infatti, sembrerebbe essere Kiev a trovarsi in una condizione sempre più fragile e precaria, sotto vari punti di vista.
Secondo queste interpretazioni, la stampa occidentale avrebbe inizialmente descritto una Russia indebolita da sanzioni, carenze tecnologiche e difficoltà produttive. Oggi, però, alcuni editoriali europei parlano apertamente di un’Unione Europea ‘davanti a un bivio’ e della necessità di nuovi aiuti all’Ucraina per evitare un’ulteriore avanzata russa.
L’ipotesi di un nuovo pacchetto di finanziamenti pluriennali all’Ucraina porterebbe a un prolungarsi di un conflitto già in atto. Siamo sicuri che questa sia la strategia giusta o si stanno inseguendo – di nuovo – interessi industriali anche a costo di mettere in difficoltà il popolo?
Giorgio Bianchi interviene in diretta sul caso: “Partiamo dal fatto che la Russia quei territori neanche li voleva. Chiedeva solo che fossero rispettati gli accordi di Minsk: autonomia speciale, come accadde per il Trentino-Alto Adige con Moro. Autonomia linguistica, religiosa. Io quella gente l’ho frequentata per dieci anni: all’inizio nessuno voleva entrare a far parte della Russia. Volevano indietro il loro paese com’era prima del colpo di Stato: neutrale e in equilibrio tra Occidente e Russia”.
Non manca il riferimento alla stampa e alle perpetue incoerenze di alcune testate: “L’articolo del Corriere della Sera che hai mostrato è firmato da Federico Fubini. Lo stesso che pochi mesi fa, a ‘Otto e mezzo’, diceva che la Russia era allo stremo: niente carri armati, arruolavano senzatetto, andavano all’assalto con i motorini. Da maggio a oggi cos’è cambiato? Ce lo dovrebbe spiegare”.
Tema altrettanto centrale è la corruzione in Ucraina, riconosciuta anche da esponenti favorevoli al sostegno militare. Le critiche si sono intensificate dopo nuovi scandali interni segnalati nelle ultime settimane. Secondo i detrattori dei nuovi aiuti, l’assenza di adeguati controlli sugli aiuti economici e militari mette in discussione l’efficacia e la trasparenza dell’intero intervento occidentale, mentre la Commissione Europea valuta ulteriori stanziamenti: “Oggi vediamo un piano di riarmo da 6.800 miliardi: non ci sono risorse per le forze dell’ordine, per le famiglie, per le imprese. Paghiamo il gas e l’energia tre o quattro volte più del dovuto, tutto per far contento Zelensky che raccoglie soldi e favorisce i suoi amici con spese faraoniche e contratti miliardari per aerei da combattimento (umiliati poi dai cinesi)”.
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