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“Abbiamo la soluzione al caro bollette sotto gli occhi, ma la stiamo buttando via”

Nel dibattito sulla transizione energetica, l’Italia resta un paradosso vivente: un Paese povero di materie prime ma ricco di luce, ancora intrappolato nella burocrazia e nei veti incrociati che frenano l’innovazione. Per Alessandro Migliorini, Country Manager di European Energy Italia, la sfida è culturale prima ancora che tecnica: “Siamo il Paese del sole, sfruttiamolo. Abbiamo paesaggi straordinari ma manchiamo di visione: mentre i Paesi nordici, pur con poco sole, valorizzano al massimo le loro risorse, noi restiamo fermi tra vincoli e paure”.

La giungla delle regole

Dietro ogni grande impianto di rinnovabili, spiega Migliorini, c’è un lavoro di squadra che va ben oltre la progettazione ingegneristica. “Servono competenze tecniche, legali ed economiche – dice – perché districarsi nella burocrazia italiana è un’impresa complessa. Viviamo in una vera e propria ipertrofia normativa, con regole che cambiano continuamente a livello nazionale e regionale”.
Rispetto ad altri Paesi, il nostro sistema di permessi è più lento e frammentato: “Coinvolge decine di enti, dalle sovrintendenze ai ministeri, e basta un solo parere negativo per bloccare tutto. Questo crea sfiducia negli investitori stranieri, che guardano all’Italia come a un mercato potenzialmente enorme ma instabile”.

Il falso mito del consumo di suolo

Tra gli ostacoli principali alle rinnovabili, c’è quello che Migliorini definisce un “argomento pretestuoso”: il consumo di suolo. “In Italia ci sono 13 milioni di ettari di terreni agricoli, e circa il 30% non è coltivato. Basterebbe il 5% di quei terreni inutilizzati per raggiungere gli obiettivi al 2030. Il problema non è la mancanza di spazio, ma la mancanza di comunicazione e coordinamento**”.
Per il manager di European Energy Italia, serve un cambio di mentalità: “Se riuscissimo a collaborare meglio tra istituzioni, operatori e associazioni agricole, troveremmo soluzioni condivise. Il conflitto ideologico blocca la transizione molto più di qualsiasi limite tecnico”.

Agrivoltaico: il futuro che unisce terra e energia

Tra le risposte più promettenti c’è l’agrivoltaico, una tecnologia che integra la coltivazione e la produzione elettrica nella stessa area. “È la naturale evoluzione del fotovoltaico a terra – spiega Migliorini – perché permette di produrre energia e sostenere l’agricoltura allo stesso tempo. In Italia abbiamo fondato un’associazione dedicata proprio a questo, per mettere allo stesso tavolo ministeri, aziende e coltivatori”. Il modello è già realtà: “Abbiamo avviato in Sicilia un parco agrivoltaico da 225 MW, capace di fornire energia a 150 mila famiglie. È un progetto che unisce elettricità e zootecnia, e che dimostra come energia e territorio possano coesistere”.

Dal Power2X alla rinascita industriale

La visione di Migliorini va oltre il fotovoltaico. “Il Power2X è una tecnologia rivoluzionaria: unisce idrogeno e CO2 biogenica per produrre biometanolo, un carburante a impatto zero. È già realtà nel Nord Europa, dove collaboriamo con colossi come Maersk, Lego e Novo Nordisk”. Anche in Italia, sottolinea, il potenziale è enorme: “Se ci diamo una sveglia sul tema dell’idrogeno, possiamo aprire una nuova stagione industriale. Le rinnovabili non sono una moda verde: sono la chiave per ridurre i costi energetici e ricostruire la nostra indipendenza”.

Francesco Vergovich

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