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“Ci stanno ammazzando, ma non nel modo in cui credete!” | L’editoriale di Duranti e Rinaldi

Fabio Duranti e Antonio Maria Rinaldi, ai microfoni di Un Giorno Speciale, tornano a interrogarsi sul nodo delle privatizzazioni e sul fallimento di un modello che, nelle intenzioni originali, avrebbe dovuto garantire servizi più efficienti e costi più bassi. L’assunto di partenza – che il privato, muovendosi con logiche manageriali, avrebbe ottimizzato la qualità delle forniture – viene ora ribaltato da una stagione in cui bollette, disservizi e infrastrutture obsolete costruiscono un quadro molto diverso. Il dibattito non è solo economico: è politico, culturale e perfino civile, perché riguarda ciò che un Paese considera davvero beni comuni.

Il principio tradito dell’efficienza

La critica parte da un punto chiave: la promessa di efficienza si è trasformata in una stagione di fragilità strutturale. Duranti lo sintetizza così: “La privatizzazione doveva portarci un miglioramento del servizio e un abbattimento dei costi, invece ha portato un grave peggioramento dei servizi e un innalzamento pauroso dei costi.” Rinaldi mette in discussione la narrativa costruita negli anni: l’idea che il privato avrebbe “curato” i servizi, garantendo ottimizzazione, rapidità e competitività. “Un servizio essenziale come l’acqua dovrebbe essere trattato come l’aria.” Al contrario, l’acqua – simbolo della gestione pubblica – diventa il terreno su cui emergono bollette anomale, contatori difettosi e assenza di un vero controllo democratico.

Acqua ed energia: la doppia frontiera della fragilità

Il caso dell’acqua è solo il primo tassello: la stessa fragilità investe il mondo dell’energia, l’altro pilastro dei servizi moderni.
Duranti denuncia l’incongruenza più evidente: “È possibile che nel 2025 l’energia ogni tanto prenda e va via?”. Una domanda che diventa ancora più urgente mentre l’Italia accelera sulla transizione energetica, imponendo pompe di calore, piani a induzione, elettrificazione domestica. Ma senza un’adeguata modernizzazione della rete, il risultato è una miscela di blackout, spike di tensione e apparecchi danneggiati. Le cause vengono individuate nella mancata sostituzione delle infrastrutture critiche, nei tralicci esposti, nelle reti datate: un sistema che, secondo i due, non reggerebbe il confronto con i Paesi europei dotati di reti interrate e sistemi ridondanti.

Il paradosso dei costi: si paga di più per avere di meno

Sul piano economico, emerge il paradosso centrale: l’Italia paga energia e acqua più della media europea, ma riceve un servizio che non presenta un corrispondente miglioramento. “Abbiamo un costo dell’energia nettamente superiore alla media europea, ma di tanto,” osserva Rinaldi. L’aumento delle tariffe non viene tradotto in investimenti, manutenzione, riduzione delle perdite o ammodernamento dei condotti idrici. Il sistema – accusano – sembra finalizzato più all’estrazione di valore che alla qualità del servizio. Da qui la denuncia di Duranti, che parla di una delle più grandi “prese per il culo” degli ultimi decenni: la promessa di un’energia pulita, economica, futuristica, che oggi collide con bollette “aumentate cinque volte”.

Redazione

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