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WhatsApp, stop definitivo da oggi: se lo fai è reato

Questa azione non sarà più ammessa su WhatsApp: chi la farà, commetterà reato. Ecco a cosa fare attenzione.

WhatsApp è una delle app più usate al mondo perché permette di messaggiare in tempo reale con amici e parenti, vicini e lontani, ma anche di scambiarsi foto, video, audio, note audio, note video, documenti e di personalizzare il proprio stato con foto, video, musica. Inoltre l’app viene aggiornata frequentemente per garantire una maggiore sicurezza e miglior qualità del servizio.

Stop definitivo da oggi su WhatsApp – radioradio.it

Negli ultimi giorni è arrivata una novità: lo stop definito ad un’azione molto frequente. Chi si ritroverà a farla, commetterà reato. Ecco cosa è vietato. 

Cosa è diventato reato su WhatsApp

Ogni giorno inviamo e riceviamo tantissimi messaggi su WhatsApp. Questo mezzo di comunicazione viene usato fra parenti, coppie, colleghi… spesso viene utilizzato anche da chi è nel mezzo di una conoscenza iniziale oppure di una relazione più profonda.

Cosa è diventato reato su WhatsApp – radioradio.it

Proprio in questi ambiti si può verificare quello che da oggi è diventato un reato. Infatti è stato stabilito che i messaggi insistenti su WhatsApp non siano più concessi: di fatto diventano molestia, anche se non minacciosi. Questo a seguito della sentenza della Cassazione 32770/2025.

Infatti, l’invio ripetuto di messaggi e chiamate via WhatsApp o SMS, dopo un chiaro ed espresso dissenso, integra una condotta penalmente rilevante. Non conta se le parole sono gentili e senza insulti, ma l’effetto invasivo. E non importa che la vittima possa bloccare il mittente.

Essere petulanti su WhatsApp non sarà più possibile perché non è corteggiamento ma molestia. La decisione della Cassazione arriva all’indomani di una vicenda come ce ne sono molte, purtroppo, nell’era digitale. Una storia finita: uno dei due ex partner tenta di andare avanti mentre l’altro non accetta la chiusura.

Così inizia ad inviare messaggi, anche innocui, uno dopo l’altro, a fare chiamate su WhatsApp che, seppur senza tono minaccioso, erano molto frequenti e persistenti. Di fatto la giornata della vittima era scandita da queste continue notifiche e invasa dal partner che non accettava la fine della relazione.

La sentenza 32770/2025 afferma fermamente che il reato si configura anche quando la persona molestata avrebbe potuto tecnicamente “bloccare” il mittente. La responsabilità non è infatti della vittima ma del “molestatore” che avrebbe dovuto fermarsi di fronte ad un no.

Insomma, da oggi i messaggi insistenti, anche se innocui e gentili, non sono più ammessi su WhatsApp e configurano un reato.

Flavia Scirpoli

Sono Flavia Lucia Scirpoli e vivo in Puglia. Dopo la laurea in Economia e Commercio e in Marketing Management, mi sono specializzata nel Copywriting. Mi piace scrivere e da diversi anni mi dedico alla redazione di articoli di gossip, lifestyle, economia, lavoro e attualità.

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