Oggi voglio approfondire la differenza tra la posizione degli imprenditori e quella dei politici, due mondi che ho avuto modo di conoscere da vicino. Nell’arco degli ultimi trent’anni, mi sono reso conto che ormai non c’è più alcuna connessione tra i due. Guardando i vecchi video di qualche decennio fa, emergeva un altro clima, un altro approccio: si parlava di imprenditori che preferivano non avere un governo, perché almeno non c’erano sorprese. Oggi, però, la situazione è cambiata e gli imprenditori, soprattutto quelli delle piccole, medie e microimprese, si trovano di fronte a nuove difficoltà e sfide.
Oggi molti imprenditori sono rassegnati e lo sono in due modi distinti. Da una parte ci sono quelli che sperano di cambiare il sistema, magari cambiando schieramento o cercando nuove soluzioni, ma senza un vero piano. Dall’altra parte ci sono coloro che si rimboccano le maniche, facendo una pianificazione strategica per le proprie aziende. Questi ultimi, invece di cedere alla rassegnazione, si concentrano sulla determinazione e sulla resilienza per affrontare le sfide quotidiane.
Questo discorso, che può sembrare pragmatico e persino cinico, nasce dalla mia esperienza quotidiana con la realtà economica. La differenza tra ciò che leggiamo sui giornali e ciò che vediamo direttamente nelle aziende è enorme. Per esempio, negli ultimi anni si è parlato molto di temi come gli ESG (Environmental, Social, Governance), che per molte piccole imprese sono delle sovrastrutture burocratiche difficilmente sostenibili, data la mancanza di risorse e di una struttura manageriale adeguata.
Un altro esempio riguarda la questione della disoccupazione. Mentre i dati ufficiali parlano di numeri alti, molti imprenditori mi raccontano di non riuscire a trovare forza lavoro qualificata, soprattutto nei settori industriali. C’è una disconnessione tra le statistiche e la realtà quotidiana delle aziende, che si trovano a lottare per coprire posti di lavoro che nessuno sembra voler occupare.
Un tema fondamentale, che purtroppo viene spesso ignorato, è che l’Italia è fatta di piccole, medie e microimprese, ma né la politica né i media sembrano interessarsi a questi settori. Sono attualmente a Roma, dove vado a tenere lezioni universitarie, e in queste occasioni si affrontano tematiche di alto livello, trascurando i problemi concreti che le piccole imprese affrontano ogni giorno per alzare la saracinesca e far partire la produzione.
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