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L’Europa si sta scavando la fossa da sola: ecco la verità che non vogliono sentire

La crisi dell’Europa nel contesto geoeconomico mondiale è dovuta prevalentemente alla mancanza non di talento o di innovazione, ma alla incapacità burocratica, alla incapacità di avere ancora degli Stati, a questa fusione folle che si chiama Unione Europea, che è incapace di trasformare le idee in un impatto.

I nostri ricercatori rimangono tra i migliori del mondo, le nostre università continuano a produrre ricerche e innovazione di frontiera. Il talento italiano sicuramente non manca, è riconosciuto nel mondo. Tuttavia, la frammentazione burocratica è vista come un sintomo di questa perdita di capacità di esecuzione da parte delle istituzioni europee. Di conseguenza, per esempio, la rappresentanza europea nelle 100 aziende a maggiore capitalizzazione è crollata da 41 a sole 18. Questo innesca un circolo vizioso. Le start-up europee, per esempio, non trovano l’humus della crescita nei mercati domestici e sono quindi costrette o a scalare all’estero oppure ad essere acquisite da aziende estere, facendo sì che il talento europeo costruisca il futuro di qualche altro, di qualche altro Stato, di qualche altro Paese.

Il problema è sempre lo stesso

In Europa gli Stati agiscono solo come regolatori e non come orchestratori dell’innovazione, compromettendo la sovranità tecnologica. L’Unione Europea dovrebbe integrare competenze tecnologiche, e cioè ingegneri, data scientist, eccetera, accanto ai policymaker deve innovare, non soltanto digitalizzare, ma quello che mancano, a mio parere, non sono i tecnici: mancano completamente i politici. Servono meccanismi di supporto che incentivino l’innovazione come investimento e anche una maggiore capacità di sperimentazione molto più rapida.

L’Europa avrebbe le risorse e la consapevolezza del problema, ma ciò che manca è la politica, la capacità organizzativa di esecuzione. Manca il fatto che i politici europei riportino al centro del sistema l’istituzione pubblica come supporto esecutivo di una capacità di sperimentare, di innovare, di rischiare sulle startup europee e non soltanto farne un regolatore burocratico. Il cuore del problema è sempre lo stesso. L’Europa è una burocrazia, non è invece uno Stato politico con le finalità di uno Stato politico. Per fortuna mi occupo di imprese e loro si occupano proprio di queste cose e io svolgo il ruolo di orchestratore, politico, ma in questo caso di politica aziendale.

Malvezzi Quotidiani – L’Economia Umanistica spiegata bene | Con Valerio Malvezzi

Valerio Malvezzi

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