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Non più Invisibili: il Gip rinvia a giudizio i detrattori del documentario sugli effetti avversi

Nel 2022 il regista Paolo Cassina e il produttore Alessandro Amori hanno portato sullo schermo Invisibili, un documentario che raccoglie le testimonianze di chi afferma di aver subito gravi reazioni avverse al vaccino anti-Covid. Un racconto corale che ha acceso da subito un forte dibattito pubblico, tra accuse di disinformazione, proiezioni gremite in tutta Italia e ora anche un importante risvolto giudiziario.

“Una diffamazione colossale”

Fabio Duranti ricorda ai microfoni di Un Giorno Speciale come i media trattarono il film documentario alla sua uscita: “Mi ha fatto male vedere quelle persone derise e trattate come se fossero parte di una farsa. È stata una diffamazione colossale”. Cassina, che ha seguito da vicino le storie raccontate, parla di “colpo al cuore”: “Ho visto famiglie distrutte, coppie costrette a rinunciare alla propria dignità per obblighi e divieti legati al Green Pass. Quelle ferite restano aperte”. Amori sottolinea che ogni testimonianza raccolta “rappresenta tutti gli invisibili che non vengono ascoltati. Sono storie sacre”.

Dal talk show al processo

Le trasmissioni andate in onda nel 2022, subito dopo l’uscita del documentario, liquidarono i protagonisti definendoli “falsi” o “inventati”, accuse che i realizzatori considerano ora e allora gravemente lesive. “Abbiamo chiesto un diritto di replica che ci è stato negato – ricorda Cassina – facendo riferimento a Giuseppe Brindisi e Pasquale Bacco. “Non potevamo lasciare correre e abbiamo presentato querela”. Dopo una prima richiesta di archiviazione da parte della procura, il giudice dell’indagine preliminare ha ribaltato la decisione, ordinando il rinvio a giudizio per diffamazione aggravata nei confronti dei responsabili del programma.

Difendere la dignità delle vittime

Per Cassina e Amori, la vicenda giudiziaria rappresenta anche una conferma della necessità di tutelare la dignità di chi racconta la propria esperienza: “Vedere le vittime insultate e bollate come falsi è stato un colpo al cuore – afferma Cassina –. Il rinvio a giudizio dimostra che non tutto può essere calpestato in nome dell’audience o della propaganda”. Amori aggiunge: “Il nostro lavoro non è solo cinema, è responsabilità. Dare voce agli invisibili significa proteggerli dalla disinformazione e ristabilire la verità sui fatti”.

Redazione

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