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Così ci hanno tolto la possibilità di fare figli dando la colpa ai dazi di Trump

Oggi vi voglio parlare del vero problema strategico per l’Italia, che non sono certamente i dazi di Trump. Si tratta della continua diminuzione delle nascite nel nostro Paese, confermata dal report Istat 2024. Una tendenza che si trascina da anni e che ha radici meramente economiche.

Il dato demografico

Il report Istat del 2024 conferma numericamente il problema con quasi 370.000 nati, 369.000 rotti, in diminuzione rispetto all’anno precedente. Ormai il numero medio di figli per donna ha raggiunto il minimo storico di 1,18 nel 2024 rispetto all’1,20 del 2023. Il calo prosegue dal 2008, dall’epoca della cosiddetta crisi finanziaria, che è stata invece un cambiamento deliberato e pianificato di sistema economico, come io spiego nei miei libri, portando a una perdita complessiva di quasi 207.000 nascite.

Le cause economiche

Le cause ovviamente non sono, come pensa qualche imbecille, la minore propensione di avere figli appartenenti a altre generazioni. La denatalità nasce da origini meramente economiche, come io da molti anni sostengo. Per fare i figli, per avere i pannolini, dare il biberone eccetera servono denari che la società oggi non può più dare, perché il sistema economico impostato è stato fatto per tutt’altri obiettivi che non per l’essere umano.

Le conseguenze sociali

La denatalità pesa poi sulla crescita economica, con previsioni allarmanti per alcune aree del Paese, in modo particolare per il Sud, per esempio. Questo è un fattore allarmante anche di tenuta del tessuto economico e sociale, di previdenza e di assistenza per tutto il Paese. Tutto ciò potrebbe comportare forti squilibri e tensioni se si lasciano andare le cose in maniera inerziale, come da anni ci sentiamo dire, dando la colpa adesso a Trump.

La proposta di cambiamento

Occorre pertanto agire da oggi con un’azione votata a un cambiamento a largo spettro in un’ottica di lunghissimo periodo, con previsioni al 2040. Bisogna incentivare non soltanto la natalità, ma anche immaginare una società pronta strutturalmente a un nuovo modello economico e sociale, con servizi assistenziali e servizi previdenziali di nuova concezione. La condizione per poter realizzare tutto questo è abbandonare definitivamente il progetto di Unione Europea che negli ultimi 30 anni ha dimostrato di volere invece la distruzione della spesa pubblica, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

Valerio Malvezzi

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