Il 22 settembre 2025 l’Italia è stata attraversata da uno sciopero generale pro Palestina, indetto da sindacati autonomi e movimenti di base contro l’offensiva israeliana a Gaza e per chiedere la sospensione delle relazioni militari e commerciali con Israele. In molte città ci sono stati cortei, blocchi e momenti di tensione con la polizia. Sul tema, ai microfoni di CapezZoom, è andato in scena un acceso confronto tra Daniele Capezzone e un ascoltatore.
L’ascoltatore è entrato in diretta con tono provocatorio: “Ma perché non aboliamo tutte le manifestazioni? Così non c’è più protesta”. Aldo ha accusato i media di criminalizzare i cortei: “Mezzo milione di persone manifestano… fanno un po’ di casino e sui giornaloni ecco che torna il terrorismo”.
Rivendicando la legittimità della piazza, ha insistito: “Trump ha detto daremo 5 mila dollari a ogni palestinese per andarsene… queste cose fanno sì che l’uomo normale non è terrorista. I 500.000 in piazza avevano un’anima e un cuore, quello che non ha il governo”.
Capezzone ha reagito con durezza. “Ti ricordi dopo quanti minuti le forze di centrodestra presero le distanze da Forza Nuova per l’assalto alla Cgil? Due minuti”, ha ricordato, chiedendo poi: “Ma tu esprimi solidarietà ai 78 poliziotti aggrediti dagli amici?”.
Poi l’affondo: “Hai il comizietto preparato, devi dire la tua cosa da frignone che piange, ‘Meloni è cattiva’. Ma tra persone normali ci si ascolta”. L’espressione più dura è arrivata poco dopo: “Questi autistici politici… non possono rispondere, devono solo urlare che la Meloni è cattiva. Ma così non si va avanti”.
Lo sciopero del 22 settembre ha visto adesioni massicce e disagi nei trasporti, blocchi portuali e scontri in diverse città. A Milano i manifestanti hanno tentato di forzare l’accesso alla Stazione Centrale, a Bologna ci sono stati fermi dopo i blocchi in tangenziale. Il governo ha espresso solidarietà alle forze dell’ordine, mentre i movimenti di piazza hanno rivendicato il diritto a manifestare.
Lo scontro in radio tra Capezzone e Aldo ha riflesso queste contrapposizioni: da un lato la richiesta di non criminalizzare la protesta, dall’altro l’accusa di ridurla a slogan contro la premier Giorgia Meloni.
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