Il presidente cinese Xi Jinping ha recentemente celebrato con enfasi l’alleanza tra Cina e Russia, definendola la più strategica al mondo. Le sue parole, sagge ed equilibrate, dipingono un quadro in cui Xi emerge come il leader più lucido e capace sulla scena globale. La cordiale intesa tra l’orso russo e il dragone cinese si presenta come un autentico capolavoro politico, realizzatosi in un contesto storico radicalmente mutato.
Ciò che non fu possibile durante il comunismo storico del Novecento, quando Cina e Unione Sovietica mantennero rapporti tesi e conflittuali, diviene oggi realtà nel contesto del nuovo ordine mondiale imperialistico post-1989. L’alleanza tra Russia e Cina nasce innanzitutto dall’esigenza di fronteggiare quel che viene definito il nemico dell’imperialismo neobarbarico a stelle e strisce: un imperialismo che si maschera da umanitario, fondato su bombardamenti etici, missili intelligenti, embargo democratici, e guerre pacifiche.
Secondo la propaganda dell’Occidente — o, come sostenuto nel testo, dell’Uccidente liberale atlantista — Russia e Cina vengono ritratte come due dittature, se non stati canaglia, da “normalizzare” con bombe umanitarie e missili democratici. Con la Russia, l’Occidente ha già tentato questo approccio, ottenendo a suo dire buoni risultati, tanto che ora Donald Trump cerca una via equilibrata e pacifica per uscire dal conflitto. Con la Cina non è difficile immaginare futuri tentativi degli Stati Uniti, magari a partire da Taiwan, in un’operazione analoga a quella già vista nei confronti dell’Ucraina.
In realtà, l’intesa cordiale tra Russia e Cina rappresenta una vera speranza per l’umanità. Esse possono diventare le guide e i pilastri di un nuovo ordine multipolare, capace di aggregare e coordinare tutte le nazioni che si oppongono con ragione all’imperialismo americano. Stati che aspirano a sottrarsi alla presa mortifera della globalizzazione, intesa come anglobalizzazione coatta e imperialistica.
Per questo, in modo diametralmente opposto a quanto ripetono instancabilmente i “pappagalli” del pensiero unico politicamente e geopoliticamente corretto, è fondamentale avere una Cina e una Russia forti e coese, militarmente attrezzate ed economicamente sovrane, in grado di frenare insieme la barbarie del nichilismo imperialistico. Un imperialismo che aspira a unificare il mondo sotto il segno del libero mercato concorrenziale e delle sue patologie coessenziali. Ecco perché la resistenza di Russia e Cina all’imperialismo è oggi un gesto fondamentale che merita di essere celebrato.
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