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“Hiroshima? Nulla in confronto: ecco cosa rischiamo in caso di escalation nucleare”

Il rischio di una escalation nucleare, che sia voluta o frutto di un errore, non è affatto remoto. A sottolinearlo è il prof. Francesco Forti, docente di Fisica all’Università di Pisa, ricercatore INFN e segretario nazionale dell’Unione degli Scienziati per il Disarmo (USPID), intervenuto per fare il punto sulle conseguenze e sulle prospettive di riduzione degli armamenti atomici.

“Un numero sterminato di vittime, come Roma o Milano rase al suolo”

Secondo Forti, il primo effetto dell’uso delle armi nucleari sarebbe “un numero sterminato di vittime, perché una di queste testate può distruggere da sola una grande città, anche più grande di Roscima: può distruggere Roma, Milano, Parigi”. Le distruzioni materiali sarebbero immani, per l’onda d’urto e gli incendi successivi, ma a preoccupare ancora di più è la portata globale: “La cosa tragica è che si estende facilmente a tutto il mondo. Provoca danni ambientali permanenti a causa del fallout radioattivo… questo avverrebbe su scala globale”.

Il professore richiama le simulazioni sull’inverno nucleare: “Uno scambio nucleare provocherebbe una riduzione della trasparenza dell’atmosfera… abbassamento della temperatura, riduzione dei raccolti, carestia globale che durerebbe anche 10 anni”. Da qui l’avvertimento: “Una guerra nucleare non ha vincitori, non deve essere combattuta”.

Trattati deboli e promesse mancate

Sul fronte diplomatico, Forti ricorda il Trattato di non proliferazione (TNP), firmato nel 1967 da Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito e Francia: “In qualche maniera ha la promessa di una riduzione della proliferazione nucleare, una promessa che purtroppo non è mantenuta”. Restano infatti fuori Paesi come India, Pakistan, Corea del Nord e Israele, che hanno sviluppato l’arma in seguito.

Un passo simbolico è stato il Trattato di proibizione delle armi nucleari, ma secondo il professore “più simbolico che concreto”. E le prospettive non appaiono incoraggianti: “La situazione dei trattati non è bellissima a giorno d’oggi, soprattutto perché è venuto meno quel dialogo anche tra potenze rivali, che era forse più attivo durante la guerra fredda di quanto lo sia adesso”.

L’incognita del New START

Uno dei punti decisivi sarà la scadenza, il 5 febbraio 2026, del trattato New START tra Stati Uniti e Russia, che limita il numero di testate nucleari. “C’è stata recentemente una piccola apertura di Putin sull’idea di prolungare questo trattato”, osserva Forti. Una mossa che divide gli analisti tra chi vi legge un segnale di sincerità e chi un semplice calcolo politico.

Per il fisico pisano, comunque, è “un’apertura di cui approfittare, per cercare perlomeno di estendere questo controllo”. Il limite, però, è evidente: “È solo bilaterale, non comprende la Cina, che invece è un altro paese con cui andrebbero fatti i trattati”.

Francesco Vergovich

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