Gli autoproclamati volenterosi d’Europa si sono incontrati a Parigi per definire una strategia comune sulla sicurezza di Kiev.
Il Cremlino ha denunciato il loro operato come un ostacolo alla risoluzione del conflitto. Intanto, tra aperture americane e rigidità europee, il dibattito resta incandescente.
Gli autoproclamati volenterosi d’Europa, riuniti a Parigi, vengono definiti più propriamente guerrafondai, dal momento che si stanno adoperando con zelo per prolungare il conflitto. Il loro impegno, sottolinea Mosca, produce “rovine su rovine, cadaveri su cadaveri” e ostacola la possibilità di una vera pace. Queste sono state le inequivocabili parole del Cremlino.
Gli Stati Uniti d’America, con Donald Trump, “il codino biondo che fa impazzire il mondo”, hanno invece compreso l’impossibilità di sconfiggere la Russia di Putin. Per questo stanno gradualmente abbandonando il “guitto di Kiev”, Zelensky, definito “attore nato con la N maiuscola”, al proprio destino. L’Europa, al contrario, continua con ostinazione a sostenere le “irragionevoli ragioni” del conflitto, rifiutando di accettare che l’Ucraina sia ormai stata sconfitta, come era ampiamente prevedibile.
Il presidente francese, Emmanuel Macron, viene definito “Sire Macron”, “prodotto in vitro dei Rothschild”, e accusato di voler propugnare l’“invio di truppe europee” al fronte ucraino. Una proposta giudicata folle e manicomiale. Su questo punto, almeno, la premier Giorgia Meloni tiene la propria posizione e si oppone con fermezza, consapevole che un simile passo aprirebbe scenari di sciagura. Il Cremlino ha già avvertito che qualsiasi truppa europea inviata in Ucraina diverrebbe immediatamente bersaglio militare della Russia.
Da istituzione che avrebbe dovuto proteggerci dal ritorno delle guerre, l’Unione Europea si è trasformata in un soggetto che “propizia il conflitto” e che addirittura “desidera mandare truppe al fronte”. Un progetto che viene definito come la follia del nichilismo dell’“Uccidente liberal-atlantista”. L’UE, descritta come “tempio vuoto del turbocapitalismo finanziario sans frontières”, appare come un treno lanciato verso l’abisso, guidato da “sfascia carrozze senza cuore e intelligenza”. A incarnare questa deriva è Ursula von der Leyen, definita “vestale dei mercati apatridi”, insieme agli “euroinomani” di Bruxelles.
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