Non c’è solo la moda nella storia di Giorgio Armani. C’è anche lo sport, vissuto come palcoscenico internazionale su cui portare l’eccellenza italiana. Fin dagli anni ’90, il re dello stile ha intrecciato la sua carriera con atleti, club e nazionali, firmando un percorso unico che unisce moda e passione sportiva.
Tutto comincia con il Piacenza Calcio, la squadra della sua terra. Armani realizza gli abiti formali, regalando un tocco di raffinatezza a un club di provincia. Ma presto lo sguardo si allarga: arrivano il Chelsea, con divise e persino il restyling della Directors’ Suite di Stamford Bridge, e il Newcastle United, vestito nel 1999. Non mancano collaborazioni con il Bayern Monaco e persino con la Nazionale Inglese.
Il legame più forte resta però con l’Italia: nel 1994 Armani veste gli Azzurri ai Mondiali americani, e dal 2019 firma i completi formali delle selezioni maschili, femminili e giovanili. Con il marchio EA7, diventa sponsor tecnico del Napoli, e nel 2025 annuncia una partnership con la Juventus per le divise ufficiali delle prossime stagioni.
Se nel calcio Armani ha lasciato il segno con eleganza, nel basket il suo impegno è totale. Dal 2008 è proprietario dell’Olimpia Milano, riportata stabilmente ai vertici italiani ed europei. Sulle maglie dei biancorossi campeggiano i suoi brand, a partire da EA7, che ha trasformato il club in un ambasciatore della moda sportiva nel mondo.
Armani non poteva mancare nei Giochi Olimpici. Nel 2006 disegna la divisa del portabandiera a Torino, e dal 2012 è il sarto ufficiale delle delegazioni italiane, sia olimpiche che paralimpiche. Da Londra a Rio, da Tokyo a Parigi 2024, fino a Milano-Cortina 2026, gli atleti italiani hanno sfilato con completi che mescolano tradizione, modernità e dettagli patriottici.
Dai campi di calcio alla palla a spicchi, dalle piste olimpiche ai circuiti di Formula 1, Giorgio Armani ha dimostrato che lo sport può essere un’estensione naturale della moda. Non un vezzo, ma una missione: far convivere competizione e raffinatezza. Perché, come dice lo stesso stilista, «l’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare».
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