Nei giorni scorsi il Cremlino ha dichiarato testualmente e senza perifrasi che la NATO (e quindi l’Europa) è di fatto già in guerra con la Russia di Putin. La notizia è stata riportata con solerzia da tutti i più letti e soprattutto più venduti quotidiani nazionali ed europei. Con questa dichiarazione, il Cremlino certifica ciò che in fondo già sapevamo fin dal 2022, allorché divampò l’orrenda ed esecrabile guerra ucraina.
Guerra che, contrariamente alla narrazione dominante, ora sostenuta anche da Leone XIV, non è il conflitto tra la Russia e l’Ucraina, essendo invece la lotta programmata tra l’Occidente imperialista, anzi, l’Occidente liberale-atlantista, e la Russia di Putin. Quest’ultima è colpevole, agli occhi di Washington, di non genuflettersi docilmente e servilmente al nuovo ordine mondiale americano-centrico.
L’Ucraina del guitto di Kiev, l’attore nato con la N maiuscola Zelensky, svolge sic et simpliciter la funzione di testa d’ariete dell’imperialismo a stelle e strisce.
La guerra, oltretutto, non nasce nel 2022, quando in realtà soltanto si manifesta nella sua forma più virulenta, nella sua fase più radicale. Il conflitto, a rigore, prende forma fin dagli anni Novanta, quando, venuta ingloriosamente meno l’Unione Sovietica, la NATO e l’Occidente prendono indebitamente ad allargarsi negli spazi post-sovietici e ad accerchiare la Russia, con il chiaro intento di normalizzarla in senso liberal-atlantista.
La dichiarazione del Cremlino ci pone ora di fronte a un’evidenza difficilmente confutabile: siamo a tutti gli effetti in guerra con la Russia di Putin, ed è secondo questa chiave ermeneutica che è duopo intendere il manicomiale piano del Rearm Europe e l’ansia bellicistica dell’Europa tutta, che finge, more solito, che sia la Russia a volerla aggredire, quando in realtà è l’Europa stessa, serva sciocca di Washington, a spingere in ogni modo per il conflitto con Putin.
Oltretutto, nelle ore scorse, il ministro Crosetto ha detto che l’Italia, allo stato dell’arte, è impreparata rispetto a un attacco russo. Ma quale attacco russo dovrebbe mai esserci, domandiamo?
In questo contesto letteralmente esplosivo, l’Europa rischia di fare la parte del manzoniano vaso di terracotta in mezzo a vasi che di terracotta non sono, risultando l’anello debole e la realtà più facilmente sacrificabile da Washington nel nome del proprio interesse imperialistico, teso alla dominazione del mondo intero, secondo la figura che già da tempo andiamo qualificando come anglobalizzazione, vale a dire la sottomissione imperialistica e americanocentrica dell’intero pianeta.
Questo punto ci permette di ribadire una volta di più che il nostro nemico attualmente non è a Mosca e non è a Pechino, essendo invece a Washington e a Bruxelles. Bisogna avere il coraggio di dirlo esplicitamente, da che molti per ora non l’hanno ancora capito.
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