Attualità

Crosetto rilancia lo spauracchio “minaccia russa” ▷ Loy: “Ecco chi detta l’agenda e perché lo fa”

L’allarme lanciato da Guido Crosetto sulla ‘minaccia russa’ ha fatto insorgere più di un commentatore, ma dietro le sue parole c’è un disegno che, secondo Maddalena Loy, non ha nulla di improvvisato. Ai nostri microfoni la giornalista de La Verità ha ricostruito i passaggi che hanno portato l’Italia ad allinearsi alle direttive NATO, svelando il vero motore di un riarmo che rischia di trascinare il Paese in una guerra non scelta.

Dal riarmo alle opere pubbliche, un’illusione durata poco

All’inizio dell’estate il governo aveva accarezzato l’idea di destinare parte dei fondi per la difesa a infrastrutture come il Ponte sullo Stretto. Una manovra che, nelle intenzioni, avrebbe permesso di non rompere con la NATO e allo stesso tempo investire sul territorio. “Ma a settembre è arrivato un monito chiarissimo – racconta Loy –: chi pensava di fare il furbo convertendo quei soldi in opere civili sbaglia di grosso. La spesa militare non si tocca”. È in quel momento, spiega, che Crosetto ha cambiato registro e ha rilanciato lo spettro russo.

Una narrativa su misura per i Paesi

Non è un caso, sottolinea Loy, se le parole del ministro non sono identiche a quelle che risuonano altrove in Europa. “In Germania stanno riattivando i bunker antiatomici, in Francia addirittura parlano di ospedali da guerra. Lì l’opinione pubblica è già stata preparata all’idea di un conflitto imminente. Da noi no: per questo Crosetto evita di dire che la Russia ci attaccherà domani mattina, ma il messaggio resta lo stesso. Prima o poi ci porteranno dentro questa guerra”.

Energia e armi, il vero nodo

Per Loy, la chiave di lettura va cercata nelle catene economiche, non nelle minacce militari. “Nessuno ricorda più che la guerra in Ucraina è scoppiata perché bisognava cambiare fornitore di energia”, osserva. E aggiunge: “Il punto non è la difesa, ma chi guadagna. Ogni missile sparato vale dieci milioni, a cui si aggiungono i costi per ricostruire ciò che viene distrutto. È un ciclo perfetto per chi comanda il mercato delle armi: profitti in guerra e profitti nella ricostruzione”.

Il paradosso della sicurezza che alimenta l’instabilità

In questa prospettiva, l’allarme di Crosetto appare come un tassello di un copione già scritto. “Quando non si riesce più a convincere che il nemico è soltanto la Russia – commenta Loy – si inventano nuove minacce. L’obiettivo è lo stesso: mantenere alta la tensione per giustificare spese miliardarie. Ma così facendo non si garantisce sicurezza, si alimenta solo instabilità”. E la conclusione è amara: “A pagare saranno i cittadini, non chi, al riparo nei bunker o nei consigli d’amministrazione, ha già deciso come andrà a finire”.

Fabio Duranti

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