Nel secondo trimestre del 2025, il PIL italiano ha sorpreso in quanto ha registrato una crescita preliminare con un dato negativo dopo una serie di dati positivi scendendo a -0,1%, dopo il +0,3% del trimestre precedente contro un’attesa del +0,1%. Comunque stiamo girando attorno allo zero, come vedete. Ci si deve preoccupare? Si sta andando incontro a un periodo di recessione?
Nonostante il calo, qualcuno ritiene che non ci sia motivo di preoccuparsi. Infatti la variazione congiunturale è stata identica a quella della Germania, mentre la Francia ha registrato un +0,3%. Ecco, quando si fanno analisi di questo genere mi viene in mente il detto dei nonni: mal comune, mezzo gaudio.
Questo dato negativo in apparenza è arrivato dopo un primo trimestre particolarmente vivace. Certo, quando facciamo il +0,3% oggi lo consideriamo un periodo vivace. L’Istat ha attribuito la diminuzione a una consistente diminuzione della componente estera netta, mentre la domanda interna ha avuto un contributo positivo. Insomma da che cosa dipende? Dal fatto che la corsa alle esportazioni del primo trimestre, anche per anticipare i dazi degli Stati Uniti, avrebbero gonfiato il PIL in quel periodo e quindi poi si sarebbe sgonfiato il prodotto interno lordo nel secondo periodo, cioè nel secondo trimestre del 2025.
Insomma, questo sarebbe stato una sorta di effetto onda che avrebbe sfavorito il secondo trimestre rispetto al primo, dove le esportazioni erano cresciute del +2,8%. È ovvio che, anzi, l’effetto dazi creerà una normalizzazione delle esportazioni nette dopo il forte dato del primo trimestre. Negli Stati Uniti invece, dopo un primo trimestre negativo, il PIL è cresciuto del +3% nel secondo trimestre, superando le attese di un +2,5%. Questo genera anche un aumento del dollaro e del rendimento dei bond decennali.
Va male ai tanti che gufano sul fatto che le scelte di Trump possano distruggere l’economia americana.
Malvezzi Quotidiani, comprendere l’Economia Umanistica con Valerio Malvezzi
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