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Lavoreremo fino a 90 anni (e senza colleghi)

Oggi, mentre tutti parlano dei dazi di Trump come uno dei rischi più gravi per il nostro Paese, io vi voglio parlare dei veri dazi che abbiamo. E cioè, secondo l’Employment Outlook dell’Ocse, l’Italia sarà tra i Paesi più colpiti da quello che si chiama inverno demografico.

Infatti, entro il 2060 la popolazione italiana in età lavorativa (cioè tra i 20 e i 64 anni) diminuirà del 34%, un ritmo quattro volte superiore rispetto alla media dell’Ocse. Si tratta di circa 12 milioni di lavoratori attivi in meno. Ripeto: 12 milioni di lavoratori in meno. Se la crescita attuale della produttività del lavoro rimarrà ai livelli del periodo compreso tra il 2006 e il 2019, il rapporto tra occupati e popolazione scenderà di oltre 5 punti percentuali e il PIL pro capite potrebbe diminuire del 22% entro il 2060.

Proposte OCSE

Per contrastare questi effetti, l’Ocse propone di mobilitare le risorse lavorative inutilizzate. E cosa propongono? Di colmare il cosiddetto divario di genere. Io sono veramente stanco di queste parole. Valorizzare i giovani (che non so bene cosa voglia dire), attivare i lavoratori anziani in buona salute (che vuol dire, praticamente, andare in pensione a 90 anni) e promuovere l’immigrazione regolare, cioè porte aperte all’Africa in generale. Questo è un po’ il disegno dell’Ocse.

In Italia il divario occupazionale di genere (qui mi fermo, non commento) supera i 17 punti percentuali, uno dei più alti in Europa, e ridurre questo divario potrebbe aumentare la crescita annua del PIL pro capite nazionale di oltre 0,35 punti entro il 2060. Insomma, nonostante l’aumento dei tassi di occupazione dei lavoratori anziani negli ultimi vent’anni (cioè il fatto che andiamo in pensione sempre più tardi) la loro occupazione rimane inferiore alla media dell’Ocse. Anche i giovani devono essere coinvolti – ma va? – dato che l’Italia ha uno dei più alti potenziali inutilizzati: cioè 1,34 milioni di NEET, che vuol dire Not in Employment, Education or Training, ovvero giovani che non studiano, non lavorano, non fanno formazione, non fanno niente, sono a casa ad aspettare il reddito di cittadinanza.

Insomma, occorrerà avere una vita lavorativa più longeva. Tradotto: andare a lavorare prima e finire di lavorare dopo, cioè fare gli schiavi per tutta la vita.

Malvezzi Quotidiani- L’Economia Umanistica spiegata bene con Valerio Malvezzi

Valerio Malvezzi

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