L’Italia continua a vivere un paradosso: opere straordinarie si realizzano in tutto il mondo, mentre da noi il dibattito rimane ostaggio di proteste e veti incrociati. È questo il punto di partenza dell’intervento di Boni Castellane a Lavori In Corso, dove insieme a Stefano Molinari ha offerto una riflessione che va ben oltre il tema delle infrastrutture, toccando politica, cultura e gestione dell’immigrazione.
Il paragone con la Cina è stato inevitabile. “Lì hanno inaugurato un ponte di 625 metri d’altezza e quasi 3 chilometri di lunghezza in una zona altamente sismica. Nessuno protesta, ma è chiaro che protestare in Cina è difficile”, ha osservato Molinari. In Italia, invece, ogni progetto si trasforma in terreno di scontro: “Da noi nascono comitati, e i VIP fanno a gara per opporsi”, ha aggiunto. Il Ponte sullo Stretto diventa così il simbolo di una contraddizione nazionale, incapace di trasformare idee in opere concrete.
Castellane ha offerto una chiave politica più radicale: “Il ponte si può fare, non ci sono dubbi, lo fanno in tutto il mondo. Ma oggi chiunque stia all’opposizione usa sempre lo stesso argomento: dire no”. Secondo lui, la sinistra italiana ha ormai assunto la protesta come unico linguaggio, eredità di un passato extraparlamentare che oggi si traduce in immobilismo. “Vivono solo di protesta”, ha sottolineato, e questo atteggiamento diventa un alibi per evitare il confronto sui contenuti.
Dal tema delle infrastrutture il discorso si è allargato a quello dell’immigrazione. Per Castellane il meccanismo è lo stesso: “Si nascondono i dati reali, si omettono le conseguenze, e così si continua a sostenere la truffa immigrazionista”. La denuncia è dura: secondo lui, esiste una volontà precisa di non raccontare la realtà per mantenere intatti equilibri di potere e consenso. Un’omissione sistematica che, a suo giudizio, rappresenta il vero cuore della questione.
L’immagine che emerge è quella di un’Italia sospesa: capace di visioni ambiziose ma frenata da un dibattito che preferisce alimentare paure piuttosto che assumersi responsabilità. “Meglio bloccare tutto piuttosto che rischiare di cambiare lo status quo”, ha ironizzato Castellane. Un Paese che, mentre altrove si costruiscono ponti – materiali e simbolici – rimane a guardare, prigioniero di un’eterna protesta.
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