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Il delitto dei bambini rom diventa un tabù ▷ Capezzone: “Guardate questi titoli, non manca qualcosa?”

Milano, quartiere Gratosoglio. Una donna di 71 anni, Cecilia De Astis, viene travolta da un’auto rubata guidata da quattro minorenni tra gli 11 e i 13 anni. L’incidente, avvenuto in piena estate, ha suscitato una forte reazione pubblica e politica. I responsabili, tutti provenienti da un campo alla periferia sud della città, sono stati rintracciati dalla Polizia Locale subito dopo la fuga. La legge impedisce l’imputazione penale al di sotto dei 14 anni, imponendo una riflessione che va oltre la semplice cronaca giudiziaria: marginalità sociale, povertà educativa e condizioni abitative degradate restano nodi irrisolti che caratterizzano certi contesti urbani.

C’è però un aspetto che emerge con discrezione ma meriterebbe più attenzione: la quasi totale assenza della parola “rom” nei titoli e nei testi dei principali organi di stampa. Nei quotidiani come Repubblica, Il Messaggero e Il Corriere della Sera, la menzione dell’origine rom dei minori coinvolti rimane confinata nei trafiletti o nelle righe finali, quando non viene omessa del tutto. Il motivo non è casuale: negli ultimi anni, il termine è diventato tabù nel dibattito pubblico, ma non è solo un problema di forma: “Manca la parola rom nei quotidiani, come fosse una fatalità quello che è successo. La fatalità è che ci è scappato il morto, ma tutto il resto è purtroppo la tragica normalità di molte comunità rom che purtroppo non vogliono integrarsi, vivono sistematicamente nell’illegalità, i padri entrano e escono di galera, i bambini commettono delitti e non sono imputabili, e ora – nella peggiore delle ipotesi – questi bambini finiranno in una comunità e gli italiani diventeranno razzisti”.

“Francamente sta diventando una cosa molto fastidiosa”, continua Daniele Capezzone, “e stavolta c’è una signora di 71 anni che ne poteva campare altri 20 in tranquillità con la sua famiglia”.
Le reazioni politiche si sono concentrate sulla gestione degli insediamenti e sulle misure di tutela dei minori, il tutto in un clima segnato da divisioni profonde. Mentre la famiglia della vittima affronta una perdita irreparabile, e resta in sospeso la domanda su come intervenire, nella sostanza, contro le cause profonde di marginalità e disagio — e su come i media possano aiutare davvero a cambiare narrazione, senza nascondere né strumentalizzare.

Nel video l’editoriale a CapeZZoom.

Redazione

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