La proposta della Commissione Europea lascia davvero senza parole. Si parla di un prelievo basato sul fatturato delle aziende, e non sulla loro redditività. Una misura che rischia di penalizzare fortemente l’economia italiana.
Lascia di stucco la proposta della Commissione Europea, cioè della gabbia dei matti, di introdurre un prelievo basato sul fatturato delle aziende. Come capite, il fatturato sono i ricavi, non solo la marginalità. Ad onor del vero, l’Unione Europea non la considera una tassa, ma un contributo. In altri contesti lo avremmo chiamato un pizzo, no?
Questo contributo riguarderebbe le aziende con ricavi superiori ai 100 milioni di euro, destinato a finanziare il bilancio dell’Unione Europea 2028-2024, anche per coprire i buchi prodotti dall’ascito del meraviglioso PNRR, che è stato un bagno di sangue. Il rischio strategico è che questo contributo, non chiamiamolo tassa, tassando in prima linea il bilancio di un’azienda, cioè il fatturato, e non tenendo minimamente conto della redditività o della struttura finanziaria, andrebbe a penalizzare direttamente tutte le imprese ad alta intensità di capitale e a margini ridotti, scoraggiando gli investimenti, riducendo la competitività, favorendo le delocalizzazioni fuori dall’Unione Europea.
Insomma, la produttività va incentivata, non massacrata. E tutto ciò, fattore non secondario, in una situazione già di per sé pesante per via delle forti tensioni e delle crisi geopolitiche. Con questa brillante idea dell’Unione Europea si rischierebbe di allontanare definitivamente le grandi realtà produttive dall’Europa, favorendo proprio quelle politiche che io vi dico da mesi: il cosiddetto reshoring e il protezionismo trampiano, quindi riportare le produzioni, ma non più in Europa: andrebbero negli Stati Uniti.
Tutto ciò è chiaro e preoccupa non poco le imprese italiane, visto che l’Italia ha una pressione fiscale molto elevata, ben superiore al 43% nominale che viene dichiarato, e che ulteriori oneri sono a questo punto insostenibili dalle imprese. Secondo le stime di un’impresa, sarebbero 3400 rotte le imprese italiane coinvolte, e per di più si tratterebbe di imprese della manifattura e delle costruzioni, cioè due settori ad alto impatto occupazionale. Ecco, adesso ditemi voi se possiamo accettare di perdere la sovranità italiana, che una volta era di grandi statisti, a favore di questi burattini nelle mani dei burocrati e dei grandi potentati finanziari internazionali, perché non si capisce in modo diverso una cosa del genere.
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