Il PNRR torna al centro del dibattito pubblico con l’ennesima fase di approvazione europea. La Commissione UE ha dato parere positivo alla settima richiesta di pagamento, ma restano molti nodi irrisolti. Il vero problema è l’efficacia concreta del piano e il prezzo che i contribuenti italiani rischiano di pagare.
La Commissione europea ha dato una valutazione preliminare positiva alla settima richiesta di pagamento dell’Italia nell’ambito del PNRR, pari a 18,3 miliardi di euro. Il pacchetto comprende 10 riforme (che, secondo il “metodo Malvezzi”, spesso si traducono in fregature) e 46 investimenti in settori chiave come giustizia, pubblica amministrazione, energie rinnovabili, trasporti sostenibili, digitalizzazione e adattamento climatico. Nonostante la richiesta sia stata inviata il 30 dicembre, l’approvazione è arrivata solo dopo sei mesi di trattative tra Roma e Bruxelles.
È importante ricordare che i cosiddetti “soldi europei” sono in realtà risorse italiane che tornano indietro attraverso un meccanismo complesso. La favola dell’Europa che “ci regala” i fondi è fuorviante: i ritardi nell’uso delle risorse non dipendono solo dalla pubblica amministrazione italiana, ma anche da un sistema burocratico europeo che richiede mesi per approvare qualsiasi modifica. È dunque sbagliato attribuire tutte le colpe al livello nazionale.
Tra i risultati ottenuti figurano: l’approvazione della legge annuale sulla concorrenza, il miglioramento dell’accessibilità in 10 stazioni ferroviarie del Sud Italia per passeggeri con disabilità e l’aumento di 1848 megawatt nella capacità di distribuzione di energia rinnovabile. Tuttavia, a fronte di oltre 122 miliardi di euro disponibili, la spesa effettiva è meno della metà. Le prossime rate saranno ancora più difficili da ottenere, data la complessità e la molteplicità dei traguardi richiesti.
Il vero nodo è che il contributo del PNRR alla crescita economica sarà modesto, mentre è certo chi pagherà il conto: i contribuenti italiani. Si tratta di debiti contratti in nome e per conto nostro, ma vincolati alle condizioni decise da Bruxelles. È come se ci indebitassimo per costruire una casa, ma a decidere dove, come e a quali condizioni sia costruita, fosse un altro. E così, mentre ci illudono con l’idea di una grande opportunità europea, la realtà è che a pagarne il prezzo saremo sempre noi.
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