La prossima grande sfida dell’esplorazione spaziale non è una scelta tra sogni di fantascienza e concrete ambizioni, ma una strategia da calibrare con lucidità. Ne è convinto Roberto Vittori, astronauta dell’Agenzia Spaziale Italiana, che ai microfoni di Astrea – Il futuro che verrà, ha indicato con chiarezza il percorso più sensato. “Le opzioni sono molteplici: una stazione spaziale lunare, l’atterraggio diretto sulla Luna o addirittura su Marte. Ma non possiamo realisticamente pensare di fare tutto contemporaneamente”, avverte. La via più efficace? “Andare direttamente sulla superficie lunare, e magari farlo con un modulo made in Italy“. Un’opportunità per rilanciare l’eccellenza tecnologica nazionale nel contesto internazionale.
Se un tempo il sogno di volare nello spazio apparteneva a pochi, oggi il settore commerciale apre prospettive a una platea più ampia. Ma l’approccio resta profondamente tecnico. “Nell’Era dello spazio commerciale auguro a tutti di poter volare nello spazio“, ammette Vittori con un sorriso. Poi il richiamo alla realtà: “Andare sulla Luna non è un’estensione automatica di quello che facciamo sulla Stazione Spaziale Internazionale. Servono nuove capacità, nuovi standard, un vero ritorno al concetto di sperimentatore“. In questo scenario, anche l’Italia deve prepararsi. “Dobbiamo rivedere gli accordi del 1998 e identificare l’identikit dell’astronauta italiano che un giorno, auspicabilmente, metterà piede sulla superficie lunare“.
Nonostante l’entusiasmo mediatico intorno al programma Artemis, le difficoltà tecniche restano enormi. “Supponiamo di avere l’astronauta e il profilo giusto. Come ci arriviamo?”, si domanda Vittori. Il razzo Saturn V non esiste più, e le alternative non sono molte: “O è Starship, o è Starship, o forse il Falcon Heavy“. E l’Orion? “Porta con sé troppe contraddizioni e una struttura troppo classica, simile a quella dello Shuttle“. In questo quadro di incertezza, l’Italia potrebbe però ritagliarsi un ruolo strategico: “Storicamente abbiamo costruito moduli pressurizzati per la Stazione Spaziale. Ora potremmo specializzarci in moduli per la superficie lunare, da integrare con lanciatori statunitensi“.
Il dibattito su Marte continua a dividere scienziati e imprenditori visionari. Vittori, con la sobrietà dell’esperienza, invita a distinguere tra priorità e suggestioni. “Andare su Marte oggi sarebbe una missione dimostrativa, come l’allunaggio degli anni Sessanta. Ma poi cosa rimarrebbe? Vale la pena? Secondo me no”. La vera sfida è già più vicina: “L’utilizzo sostenibile delle risorse extra-atmosferiche, a partire dalla Luna, è l’unico modo per far crescere l’economia globale senza distruggere l’ecosistema terrestre“. Ecco dove dovremmo puntare: non alla conquista simbolica di Marte, ma a un nuovo equilibrio tra progresso tecnologico e responsabilità ambientale.
ASCOLTA QUI L’INTERVENTO INTEGRALE DI ROBERTO VITTORI AI MICROFONI DI ASTREA
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