Si è infiammato il confronto tra Daniele Capezzone e Mario Tozzi ai microfoni di Un Giorno Speciale. Oggetto del contendere: il ruolo del cambiamento climatico nel crollo dell’Impero Romano, ma anche il rapporto tra scienza, media e opinione pubblica.
Tutto parte da una provocazione su un articolo che menzionava la teoria – attribuita a Tozzi – secondo cui i cambiamenti climatici avrebbero contribuito alla caduta dell’Impero Romano. Capezzone ironizza: “Non furono i barbari o la corruzione, fu il clima!”. Tozzi interviene in diretta e chiarisce: “Non è una mia teoria, ma di Kyle Harper, storico americano”. Da questo momento in poi i toni si accendono e la discussione si trasforma presto in zuffa.
Capezzone insiste con un tono ironico, chiedendo se il “tomo” di Harper fosse “caduto in testa o sul piede” a Tozzi. Il geologo risponde irritato, accusandolo di non leggere le fonti e di screditare le argomentazioni altrui. Capezzone ribatte con veemenza, arrivando a definire Tozzi “talebano”, “fascista”, poi ritrattando e sostituendo il termine con “comunista”.
Il cuore del confronto emerge tra le righe: chi ha il diritto di parlare di scienza nei media? Tozzi difende il principio secondo cui i fenomeni fisici vanno trattati da chi ha competenze scientifiche e si basa su dati verificabili. Capezzone contesta questo approccio, accusandolo di voler escludere dal dibattito chi non condivide l’allarmismo climatico. La divergenza si fa netta: per Tozzi serve rigore, per Capezzone serve pluralismo.
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