Anche in relazione alla complessa questione dell’imperialismo, la destra del danaro e la sinistra del costume agiscono in modo congiunto. Pur con retoriche differenti, entrambe convergono verso l’obiettivo comune di abbattere i governi che si oppongono alla globalizzazione neoliberale. L’Iran ne rappresenta un esempio emblematico, bersaglio delle mire occidentali travestite da missioni democratiche.
La Destra del Danaro punta alla distruzione dell’Iran in quanto Stato fieramente ostile alla globalizzazione nichilista e neoliberale. La Sinistra del Costume, dal canto suo, dichiara di volere un Iran libero e democratico, liberato dal regime teocratico e integrato nel paradigma liberal-progressista della globalizzazione. Quest’ultima utilizza come alibi la retorica dei diritti umani “da asporto” per giustificare interventi militari. Così, sebbene con motivazioni diverse, destra del danaro e sinistra del costume perseguono lo stesso obiettivo: rovesciare il governo di Teheran con bombe intelligenti e missili democratici.
In tale contesto, si deve auspicare che l’Iran riesca a resistere all’invasione imperialistica congiunta degli Stati Uniti e di Israele, o, per usare un neologismo, di “Usraele”. Tale resistenza dovrebbe essere supportata in modo solido dalla Russia e dalla Cina, nell’ambito di un’impresa antiimperialistica di valore storico. Si tratta di contrastare l’egemonia occidentale che si maschera da missione liberatoria, ma che in realtà mira al dominio geopolitico e culturale globale.
La narrazione astratta, riconducibile all’intelletto hegeliano, secondo cui la democrazia occidentale si oppone al totalitarismo non occidentale, è fuorviante. Essa serve unicamente a legittimare i rapporti di forza della globalizzazione realmente esistente, presentando l’imperialismo come democratico e umanitario. In termini hegeliani e dialettici, la democrazia si realizza solo in contesti determinati: pertanto, se Israele aggredisce e l’Iran resiste, l’elemento democratico risiede non nell’aggressore, ma nel resistente. La democrazia autentica è sempre dalla parte di chi si oppone all’imperialismo.
Come illustrato nello studio Il Futuro è Nostro, la Quarta Guerra Mondiale, successiva alla Terza (la Guerra Fredda), si configura come il conflitto condotto dalla civiltà del dollaro contro tutti gli Stati che si oppongono alla sua egemonia planetaria. Questo conflitto viene rappresentato ipocritamente come umanitario e liberatorio. Dopo aver colpito Iraq, Libia e Serbia, oggi il mirino è puntato su Russia e Iran. Domani sarà probabilmente il turno della Cina. Alla luce di questa dinamica, è fondamentale sostenere sempre gli Stati che si oppongono alla violenza neobarbarica dell’uniformazione americanocentrica. È per questo che, nel concreto scenario attuale, si deve appoggiare l’Iran nella sua resistenza all’imperialismo neobarbarico di Israele.
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