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Sport

Mondiale per Club: “Atmosfera così elettrica da svuotare gli stadi. Paura della scossa?” ▷ Xavier Jacobelli

Il Mondiale per Club 2025 avrebbe dovuto essere la grande vetrina FIFA in vista del Mondiale del 2026. Invece, già dai primi giorni, sta assumendo i contorni di un clamoroso fallimento mediatico e popolare. L’esordio del torneo, il 15 giugno, ha visto l’Inter Miami di Lionel Messi affrontare l’Al-Ahly all’Hard Rock Stadium: un evento potenzialmente da tutto esaurito, ma con biglietti svenduti agli studenti locali a 20 dollari, con in omaggio altri quattro ingressi.

Un segnale chiaro: l’interesse è ai minimi storici. Non si fatica, ancora oggi, a trovare biglietti ribassati anche per le sfide più attese. E se quella inaugurale si è salvata in parte grazie al nome di Messi, il giorno dopo la realtà è tornata a farsi sentire, più dura che mai.

Chelsea-LA FC: il vuoto sugli spalti è imbarazzante

Il 16 giugno, il match tra Chelsea e Los Angeles FC, valido per il Gruppo D, è stato ospitato all’interno del monumentale stadio di Atlanta, da 71.000 posti. Il risultato? Spalti quasi deserti, appena 20.000 presenze stimate, l’ultimo anello chiuso e un clima a dir poco glaciale.

Un video circolato in rete mostra il momento in cui, addirittura, a dieci minuti dal fischio d’inizio, l’unico suono percepibile era quello della musica diffusa dagli altoparlanti. “Nessun brusio, nessun coro. Nulla. Solo le note di sottofondo che rendono ancora più surreale l’atmosfera”. Un silenzio che parla più di mille analisi.

Mondiale per Club, Xavier Jacobelli: “Numeri impietosi, atmosfera da torneo aziendale”

Il giornalista Xavier Jacobelli, nel suo consueto editoriale andato mattutino su Radio Radio Mattino – Sport e News, ha fatto il punto su quella che, a tutti gli effetti, sta assumendo i contorni di una disfatta: “Stavo dando un’occhiata ai numeri degli spettatori che sgomitano, si fa per dire, sugli spalti americani per assistere a questo fantasmagorico torneo”, ha esordito con sarcasmo.

I dati non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche: 21.152 presenti per Byron-Oakland (terminata 10-0), 30.151 per Seattle Sounders-Botafogo in uno stadio da quasi 70mila, 46.275 per Palmeiras-Porto in un impianto da oltre 82.000. “L’unica eccezione è stata Paris-Atletico Madrid, con 80 mila spettatori. Ma lì c’erano i campioni d’Europa”.

Un fallimento annunciato (ma camuffato a dicembre)

Jacobelli sottolinea come il gap tra le promesse iniziali e la realtà sia ormai evidente: “Alla vigilia del torneo, la FIFA annunciava trionfalmente un evento mai visto, con numeri record e un’atmosfera elettrica. E invece…”. La realtà è fatta di spalti vuoti, biglietti ridotti da 300 a 20 euro, e promozioni assurde: “Agli studenti di un college da 100.000 iscritti sono stati offerti pacchetti da cinque partite a soli 20 euro. Tutte e cinque”.

E non è solo una questione economica: è anche di credibilità e visione strategica. “Questo calcio-business portato all’estremo non regge più. I calciatori minacciano azioni legali, poi comunque vanno in campo. Ma i primi a pagare sono gli spettatori, anche quelli americani”.

Il Mondiale per Club non sfonda. E l’Europa lo ignora

La posizione di Jacobelli è netta: “Si impongono delle riflessioni”. Il torneo non riesce a sfondare né in Europa né oltreoceano. I motivi? Tanti. Dall’inflazione di partite internazionali, alla mancanza di identità della competizione, fino agli orari scomodi per il pubblico europeo.

Quel che resta, per ora, è l’immagine di grandi stadi mezzi vuoti, di partite giocate nel silenzio e di un entusiasmo che, semplicemente, non c’è. Se il Mondiale per Club doveva essere la nuova frontiera del calcio globale, oggi assomiglia più a un torneo aziendale travestito da evento internazionale.

Il calcio deve fermarsi e ripensarsi

Il messaggio è chiaro. Per Jacobelli e per molti osservatori: “Così non si può andare avanti”. Le esigenze del business stanno soffocando il calcio vero, e il pubblico – in America come altrove – non ci sta più. Questo Mondiale per Club, nato per sfondare, rischia ora di restare nella storia solo per un motivo: essere stato il simbolo del troppo che non funziona più.

Xavier Jacobelli

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