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“Indebitati già dal feto”: perché a qualcuno non fa comodo il nostro benessere

Immaginate di nascere con un debito già sul conto: non una bolla di sapone, ma una catena invisibile che vi seguirà per tutta la vita. Non è fantascienza, è la realtà di milioni di persone, spesso inconsapevoli fino a quando non è troppo tardi. Perché il debito, oggi, non è più solo un’opzione: è una condizione imposta, che inizia prima ancora che veniamo al mondo.

Una vita a debito non è un incidente di percorso, ma un sistema che plasma cittadini obbedienti, lavoratori silenziosi, schiavi ideali del capitalismo moderno. Quando il debito ti entra nel sangue, rifiutare salari bassi, condizioni di lavoro precarie o diritti negati diventa un lusso che pochi possono permettersi. Il debito è il filo che tiene insieme una società in cui la libertà è solo apparente.

Fin da giovani, siamo spinti verso l’indebitamento: prestiti per studiare, mutui per una casa, finanziamenti per un’auto, carte di credito per sopravvivere. Il messaggio è chiaro: per avere una vita “normale”, bisogna indebitarsi. E una volta dentro il meccanismo, ogni scelta diventa una questione di sopravvivenza. Il lavoratore indebitato accetta salari sempre più bassi, orari sempre più lunghi, condizioni sempre più precarie. Perché il debito non perdona: non pagare significa perdere tutto.
Chi ci guadagna? Chi detiene il potere economico, chi specula sui nostri bisogni, chi ha interesse a mantenere una massa di lavoratori docili e dipendenti. Il benessere diffuso non conviene se si vuole mantenere il controllo. Una società di cittadini liberi e consapevoli sarebbe un problema per chi vuole continuare a dettare le regole del gioco.

Svegliarsi dal sogno del debito è difficile, ma necessario. Solo riconoscendo la trappola in cui siamo caduti possiamo iniziare a costruire una società diversa, in cui il benessere non sia un privilegio di pochi, ma un diritto di tutti. Perché una vita a debito non è una vita libera: è solo una vita in attesa di essere riscattata.

“Orwell è un socialista e sostiene che con il benessere diffuso, non ci sarebbe più bisogno di un’elite”, argomenta Boni Castellane, editorialista de La Verità, “io uso l’argomentazione speculare: con il debito tu accetti tutto, anche il concetto del ‘non avrai nulla e sarai felice’. E se invece questo debito non ci fosse? Non è che ti solleveresti contro i padroni. Semplicemente, saresti felice”.

Ascoltate l’intervista a ‘Un Giorno Speciale’ nel VIDEO.

Fabio Duranti

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