Oggi, 7 maggio alle ore 16:30, si aprono ufficialmente le porte della Cappella Sistina per l’inizio del Conclave, il processo elettivo attraverso cui i cardinali della Chiesa cattolica sceglieranno il nuovo Papa. Circa 130 porporati, provenienti da ogni parte del mondo, si riuniranno in uno dei momenti più solenni e riservati della vita ecclesiale.
La prossima elezione papale si apre in uno scenario di grande incertezza, non tanto per l’identità del futuro Pontefice – su cui nessuno può realisticamente fare previsioni – quanto per la natura stessa dell’elettorato coinvolto. Il Conclave, composto da circa 130 cardinali, si presenta come un “collegio elettorale inedito, con molte figure nuove e molte alla loro prima esperienza in una situazione del genere”, sottolinea Daniele Capezzone nel suo editoriale a CapezZoom. Un elemento chiave, poco considerato nel dibattito pubblico, è la disomogeneità del collegio: molti dei cardinali provengono dall’Africa e dal Sud America e si trovano per la prima volta a interagire con colleghi di altri continenti. Il risultato è un ambiente in cui “pochi conoscono pochi”, un deficit relazionale che potrebbe pesare sulla scelta finale.
In un contesto così frammentato, emerge con forza il nome del Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, figura centrale nei pontificati recenti, soprattutto per la sua lunga esperienza diplomatica. “In una circostanza di questo genere – spiega Capezzone – ci sono 3-4 figure che conoscono tutti e che tutti conoscono, e la più conosciuta è proprio Parolin”. Forte di una rete di relazioni costruita negli anni e di un prestigio istituzionale consolidato, Parolin entrerebbe in Conclave con un vantaggio oggettivo: secondo le indiscrezioni, disporrebbe già di un pacchetto iniziale di voti tra i 50 e i 60. “Non sufficienti per essere eletto al primo colpo – osserva Capezzone – ma comunque un pacchetto molto significativo”.
Il vero snodo, secondo Capezzone, sarà rappresentato dai primi quattro o cinque scrutini. “Se entro quattro-cinque votazioni i voti di Parolin cresceranno, beh, allora ce la può veramente fare”. Il momento chiave sarà domani pomeriggio: se il suo consenso non aumenterà, o se emergeranno candidature alternative capaci di coagulare sostegno, lo scenario potrebbe cambiare drasticamente. A quel punto, Parolin potrebbe vedersi costretto a ritirarsi dalla corsa diretta per diventare “grande elettore”, figura di peso che orienta il risultato finale spostando i propri voti verso un altro candidato. “Noi possiamo fare una previsione di questo tipo di scenario – conclude Capezzone – di più non possiamo fare in questo momento”.
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