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Blackout in Spagna: perché non escludere che possa essere l’anticamera di una nuova emergenza

Si sta discutendo animatamente intorno al caso del blackout totale che si è verificato nei giorni scorsi in Spagna, in Portogallo e nel sud della Francia.

Si è trattato di un vero e proprio blackout totale che ha paralizzato integralmente le regioni interessate per parecchio tempo. Subito gli strateghi del discorso e i padroni del consenso hanno provato a mobilitare gli argomenti più disparati e forse anche più disperati per dare conto dell’accaduto. Si è parlato ad esempio di un possibile attacco hacker, e poi anche del cambiamento climatico come immancabile causa dei nostri drammi. Non sappiamo invero quale sia la causa e non intendiamo affatto azzardare ipotesi strampalate. Come invece, va detto, hanno fatto da subito gli autoproclamati professionisti dell’informazione. Ci interessa invece svolgere alcune pacate considerazioni sulla situazione presente e sui suoi possibili risvolti futuri.

Intanto una domanda tutto fuorché oziosa

È davvero un’operazione sensata escludersi dall’apporto energetico russo, come da tempo sta sciaguratamente facendo l’Unione Europea, sempre più simile a un treno in corsa verso l’abisso?

Seconda considerazione che intendiamo sviluppare. L’ordine neoliberale si fonda sull’emergenza perpetua, sulla “perma-crisi”, come l’hanno puntualmente battezzata gli araldi del discorso a senso unico. Che sia l’emergenza sanitaria o quella terroristica, l’emergenza ambientale o adesso quella energetica, poco cambia rispetto all’ordine politico che si è venuto instaurando. Ordine politico che, lo ricordiamo, si fonda sull’impiego governamentale dell’emergenza, mutata in precisa ars regendi, strumento di governo con cui le classi dominanti impongono le loro scelte, tutto fuorché neutre. Le lasciano ipocritamente passare per decisioni necessariamente imposte dalla situazione emergenziale.

Una nuova emergenza?

Le masse teledipendenti e tecnonarcotizzate sono terrorizzate dall’emergenza, di volta in volta amplificata dai padroni del discorso, e sono perciò stesso disposti ad accettare l’inaccettabile, a patto che l’inaccettabile venga sempre presentato come volto a gestire l’emergenza e a garantire la sicurezza di tutti e di ciascuno. Dunque dobbiamo prepararci a familiarizzare con l’emergenza energetica e con i blackout a intermittenza come nuova possibilità politica neoliberale?

È una domanda che riteniamo doverosa e anzi fondamentale, per comprendere pienamente il quadro del nostro tumultuoso e contraddittorio presente. Non sfugga oltretutto che anche in Italia si è già parlato di una riunione necessaria a Palazzo Chigi per discutere dell’emergenza energetica, come se appunto detta emergenza fosse ormai la nuova emergenza del tempo presente. Quod erat demonstrandum. Anche l’emergenza energetica entra a pieno titolo nel novero delle nuove emergenze dell’epoca neoliberale, emergenze che svolgono una parte politica fondamentale e che diventano parte integrante dell’ordine neoliberale come arte di governare l’emergenza a beneficio dei gruppi dominanti e, more solito, a nocumento dei gruppi dominati.

Radioattività – Lampi del pensiero quotidiano con Diego Fusaro

Diego Fusaro

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