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“No, Trump non è improvvisamente impazzito”: la mossa dei dazi spiegata semplice | Con Antonio Rinaldi

“Bruciati miliardi!”, “Trump è pazzo!”, “così ci perdiamo tutti!”. L’allarme sui dazi annunciati da Trump è servito.
Ma davvero il Presidente degli Stati Uniti avrebbe inaugurato una guerra commerciale mondiale senza perseguire nessun interesse a beneficio del suo Paese?

Dallo scorso 2 aprile il mondo, possiamo dirlo, è cambiato.
L’annuncio dei dazi doganali del POTUS ha allarmato il mondo, ma soprattutto il mondo delle borse e del mercato, che scende in picchiata e ricorda l’andamento delle peggiori crisi degli ultimi decenni. Il dazio base è minimo del 10% su tutte le importazioni negli USA. Poi ecco dazi più alti per ogni singolo Paese: per l’UE è al 20%, ed è uno dei più bassi. Ma cos’è un dazio e perché ha fatto infuriare mezzo mondo?

Il dazio è una tassa auto-imposta dallo Stato a se stesso su specifici prodotti che arrivano alla dogana da tutto il mondo. Quando vengono istituiti, sostanzialmente il governo sta aumentando il prezzo dei prodotti esteri nel proprio mercato. A quale scopo? Per proteggere l’economia nazionale e incentivare la produzione locale. Così Trump vuole scoraggiare le aziende statunitensi a rifornirsi, ad esempio, dalla Cina. Così, i Paesi che dovevano vendere i propri prodotti agli USA, ora è praticamente certo che ne venderanno meno, a causa della riluttanza dei cittadini americani e delle aziende di spendere più soldi per un prodotto estero, rivolgendosi invece al mercato interno.
Ma non è tutto. Alcune dichiarazioni di Trump chiariscono meglio perché effettivamente sono stati istituiti i dazi.

“Siamo stati derubati”

“Siamo stati derubati per più di 30 anni e non succederà più“, ha detto Trump mentre annunciava i dazi.
Ma soprattutto ha aggiunto che i Paesi amici “spesso si sono comportati con noi peggio dei nemici“.
Le ragioni di questa dichiarazione risiedono nei principi economici dell’import/export della globalizzazione, di cui ci spiega alcune cose Antonio Maria Rinaldi, ex europarlamentare ed economista.

“Il famoso iPhone perché è andato in Cina a produrre? Perché hanno fatto il calcolo che andando a produrre in Cina c’era un vantaggio rispetto alla produzione negli Stati Uniti“. E quindi “il differenziale di utile se lo sono messo in tasca loro“: le aziende. E quindi va da sé che le azioni (specialmente quelle delle multinazionali) negli anni sono sempre salite grazie al profitto di quelle aziende – ma non necessariamente le azioni rispecchiavano l’economia reale. “Gli Stati Uniti d’America – continua Rinaldi – ormai con la globalizzazione all’ennesima potenza e senza regole certe, ha creato un modello economico per il quale tutti quanti aspirano a produrre di più di quello che consumano, va da sé che alla fine ci deve essere qualcuno che asso piglia tutto, perché altrimenti dove va tutto questo surplus?“.

Ad assorbire questo squilibrio, dice Rinaldi, sono stati proprio gli USA. Ed è così che la frase di Trump sugli “amici” acquista senso. Nel 2024, le esportazioni statunitensi sono arrivate a 401,1 miliardi di dollari, mentre le isportazioni a circa 500, segnando un deficit enorme nella bilancia. Deficit che, evidentemente, Trump punta a ridurre con la mossa dei dazi. Antonio Maria Rinaldi ce la spiega meglio in diretta.

Fabio Duranti

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