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Il Milan fa tris e strappa il triplete: Inzaghi stecca la prima semifinale

Se il Milan affrontasse solo e costantemente l’Inter chissà per quanti titoli sarebbe in lizza.
Poi c’è la realtà, nella quale, comunque, Conceicao può vincere due trofei in una stagione che non riacquisisce magicamente un senso, ma la cui amarezza è improvvisamente pervasa da una dolce finale conquistata sul corpo dei cugini, privati per di più del sogno triplete. Un tripudio nel segno e nel piede di Luca Jovic, in piena trance agonistica dopo la doppietta della sua carriera.

Il primo go arriva al 36’, con un imperioso colpo di testa su cross di Jimenez, che ha sorpreso la difesa nerazzurra e il portiere Martinez. In avvio di ripresa, Jovic fa il bis approfittando di un rimpallo in area su calcio d’angolo di Theo Hernandez, firmando il 2-0 che ha tagliato le gambe all’Inter.
Un’Inter sulle gambe in cui pochi sono nella stessa condizione fisica della serata di Champions valsa il pass per la semifinale. Bisseck basta per fermare Leao, ma non la grande serata di Rejinders, che lo imbecca in continuazione sottoponendo il terzino nerazzurro a uno stress test non di poco conto.

Lì davanti Thuram manca, e tanto, in una serata in cui Calhanoglu sembra più quello dei primi tempi rossoneri che l’ultimo dei fasti nerazzurri. Sufficiente a malapena pure Lautaro, che si infrange su Pavlovic più e più volte trovando di rado la soluzione a rete.
Perciò Inzaghi prova a cambiare le carte, ma tra i subentrati sembra solo Zalewski quello che ha le gambe e la voglia per dare del tu al derby.
L’Inter domina nella fase finale, ma fa solo il gioco di Leao & Co: le ripartenze rossonere e un guizzo di Maignan su colpo di testa ravvicinato di De Vrij sono solo un’avvisaglia di ciò che accadrà ben presto. All’85 Rejinders strappa il triplete in faccia ai cugini col tris che brucia in fondo alla rete.

Per Inzaghi tante le riflessioni da fare in vista di un finale che ha ancora troppo da dire, tra Champions e campionato: se la sconfitta è psicologica, qualcosa si può fare. Se è stanchezza, rischia di aver venduto l’anima al Diavolo.

Alessio De Paolis

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