Le notizie sulla produzione industriale italiana sono tutt’altro che incoraggianti, e le cause sono molteplici — alcune delle quali ben note: il contesto internazionale instabile e, soprattutto, il crollo del settore automobilistico nel nostro Paese.
Secondo i dati diffusi dall’Istat, nel mese di febbraio l’indice destagionalizzato della produzione industriale è sceso dello 0,9% rispetto a gennaio. Su base annua, al netto degli effetti di calendario, l’indice generale ha registrato una diminuzione del 2,7%. In sintesi, la tendenza negativa riguarda tutti i principali comparti industriali, con l’unica eccezione del settore energetico. Vale la pena sottolineare che si tratta del venticinquesimo calo consecutivo su base annua.
L’unico comparto a registrare una crescita è dunque quello dell’energia, mentre gli altri settori segnano forti contrazioni: -10% per i beni strumentali, -5% per i beni intermedi, -2% per i beni di consumo. In sostanza, sembra che si sia fatto tutto il possibile per danneggiare l’economia nazionale.
Le prospettive per l’industria italiana non sono rosee. Secondo Il Sole 24 Ore, la situazione attuale lascia presagire scenari poco confortanti. Si ipotizza, ad esempio, che nel 2025 la Germania possa registrare una crescita del PIL limitata a due decimali o addirittura una recessione, a causa dell’impatto della guerra commerciale avviata dall’amministrazione Trump, i cui effetti a catena risultano tuttora difficili da prevedere, anche alla luce dei continui cambi di rotta della politica americana tra mercati liquidi, beni e relazioni internazionali.
Anche il governo italiano non mostra ottimismo. L’esecutivo ha infatti dimezzato le stime di crescita per il 2025, e il Documento di Economia e Finanza approvato dal Consiglio dei Ministri prevede per l’anno in corso una crescita del PIL al massimo dello 0,6%. È evidente che questa revisione al ribasso è il risultato di molteplici fattori: dalla guerra commerciale innescata dagli USA con dazi incrociati, ai conflitti in corso in Ucraina e in Medio Oriente, fino agli effetti del caro energia su un tessuto imprenditoriale già provato.
In un contesto economico globale estremamente complesso, fare previsioni di medio e lungo termine risulta non solo difficile, ma persino aleatorio. È proprio per questo che, tra pochi minuti, terrò una consulenza con un’impresa: è fondamentale avviare un processo di pianificazione strategica, perché senza una visione chiara del futuro, non c’è alcuna possibilità di sviluppo.
Malvezzi Quotidiani – L’economia umanistica spiegata bene con Valerio Malvezzi
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