“Chi non crede in Dio non è vero che non crede in niente, perché comincia a credere a tutto“.
In questa frase attribuita allo scrittore britannico Gilbert Keith Chesterton possiamo racchiudere molte dinamiche ideologiche moderne. Incluse quelle dell’ultima settimana, forse. Che secondo Boni Castellane hanno caratteristiche apotropaiche, quasi esoteriche o religiose, con un libro sacro, degli adepti, e perfino dei sacerdoti, sebbene questo non si addica affatto al laicissimo Roberto Benigni.
Questa la spiegazione del giornalista da Stefano Molinari.
“Hanno chiamato il sacerdote, perché lui si occupa dei testi sacri: della Costituzione, del manifesto di Ventotene; quindi giustamente lui provoca per rinsaldare delle truppe in piena crisi isterica, come abbiamo visto in parlamento.
Ci sono i sacerdoti, come lui, poi ci sono altri chierici, come Fazio, come Michele Serra che invece parlano da amboni più piccoli ma sempre prediche fanno. E si muovono sempre – e questa è la cosa interessante – all’interno di un linguaggio e di dinamiche puramente religiose.
Parliamo di un testo (il manifesto di Ventotene) che a quanto pare non può neanche essere letto in pubblico, sebbene Repubblica ne faccia un inserto. Neanche i testi più sacri dello shintoismo arrivano a un tale livello di esoterismo o di controllo della casta sacerdotale, quindi la nostra presidente del Consiglio ci ha veramente allietato la giornata, mostrando come le dinamiche siano totalmente e puramente religiose”.
“Ho capito ieri quanto per la sinistra sia importante la contestualizzazione. Non mi pare che negli ultimi quarant’anni di giudizi storici tranchant e duri però sia stato così. La verità è che la contestualizzazione è la chiave della porta. Contestualizzare vuol dire mettere sotto una teca sacra che rende il testo inviolabile.
Mi spiego: se la costituzione è ad esempio un testo che non può essere letto e interpretato da tutti i cittadini, ma deve interpretarlo solo la corte costituzionale, la corte costituzionale esercita un legittimo e reale potere. Dà un indirizzo interpretativo.
Se noi estendiamo questo concetto a qualsiasi scritto, stiamo dicendo che esiste una casta che è l’unica che può definire cosa deve essere letto, come deve essere letto e se qualcuno può citare quel testo in parlamento o altrove, che sia il presidente del Consiglio oppure no.
Ecco, questa cosa si chiama totalitarismo”.
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