Hanno badato a intasarsi a vicenda i meridiani e i paralleli, le due flotte di Juventus e Inter, segno di reciproco rispetto e di una condivisa intensità, in ragione della quale si alternano la prevalenza territoriale dell’una e dell’altra, ma una padrona definitiva della partita non c’è. Proprio per questo, la partita non è stagnante: a un inizio intenso della Juventus, molto alta in pressing, corrisponde una fase centrale del primo tempo in cui l’Inter apre il gioco sui lati, abbassando ad arte la mediana. La prima frazione termina con un “quasi” da una parte e dall’altra, tra chi si espone e chi riparte, con i guanti di Sommer e di Di Gregorio che sfrigolano sulle occasioni dei vari Kolo Muani, Conceicao, Taremi e compagnia calciante.
Un equilibrio non precario ma aperto agli episodi che le individualità possono generare spedisce gli uomini di Motta e quelli di Inzaghi negli spogliatoi.
Sarebbe lecito pensare che possano essere i nerazzurri a mettere una maggiore pressione sulla partita, nella ripresa, in virtù della fisicità che potrebbe prevalere alla distanza: sui vari condizionali si abbatte invece la fame della Juventus; fame intesa come distruzione sistematica delle linee di passaggio avversarie e conseguenti incursioni bianconere negli ultimi trenta metri.
Sciabola Kolo Muani, fioretto Conceicao: al minuto 74 il francese lungo e dinoccolato protegge la palla in area con una veronica alla quale unisce la forza di resistere a un primo impatto, procurandosi il varco per l’appoggio a Conceicao, sgattaiolato nel frattempo in mezzo alle righe nerazzurre sorprendere Sommer con une carezza rasoterra.
Non è veemente la risposta nerazzurra; sono più numerose la occasioni della Juventus per il raddoppio: l’Inter è ferita, furente ma al tempo stesso smarrita, come evidenzia il fraseggio sfilacciato negli ultimi venti metri.
Con merito Locatelli e compagni portano a casa l’intera posta, dopo l’ultimo tentativo di Thuram, sotto gli occhi finalmente entusiasti della loro gente, che vibra per le occasioni del raddoppio e alla fine esulta, oltre che per il risultato, per il carattere che ha visto nei suoi, compreso un Koopmeiners che si è concesso scampoli di protagonismo.
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