“E’ lui l’uomo dell’anno”, c’era scritto sulla prima pagina di Libero a fine 2024 indicando in maniera provocatoria Mussolini. A seguito della pubblicazioni sono esplose le critiche. Ma ciò che sosteneva Libero era verosimile: nel 2024 l’area semantica del fascismo è stata usata in maniera a dir poco esosa. Si è parlato di un ritorno al ventennio quasi in ogni caso politicamente rilevante a livello mediatico, sia da elettori che da eletti in parlamento.
Quello che però costituisce un rischio paradossale è proprio non saper distinguere più cosa possa essere considerato o meno “fascista”, e quindi abusare del termine per farne l’argomentazione principale dell’opposizione. E’ ciò che sostiene Boni Castellane in diretta. Se tutto richiama fascismo – e nella forbice dell’allarme rientrano sempre più elementi che possono essere in linea generale considerati come elementi di buonsenso – allora si rischia di creare involontariamente un’associazione per cui l’allarme diventa irrilevante (perché applicato a tutto). E per cui idee politiche come la sicurezza o l’importanza di limitare gli sbarchi irregolari (ribadita addirittura dal socialista Starmer) vengono collegate al termine dell’allarme stesso, così legittimato.
Ascolta l’intervento integrale da Stefano Molinari.
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