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Ferrari, la vittoria sfiorata è la peggior sconfitta

Che non fosse impossibile, lo si era capito da qualche settimana; che in Ferrari avrebbero potuto ottimizzare scelte strategiche e ragionamenti in prospettiva, anche. Ecco perché la vittoria sfiorata nel Mondiale Costruttori ci conferma ciò che in fondo già sapevamo: più il margine che ci separa dal traguardo è risicato, maggiore è la delusione. Tornano in mente, ma con dietrologia onanistica, quelle gare nel corso delle quali gli stint degli pneumatici sono stati dilatati, oppure il passo gara non è stato premiato da chiamate ai box poco accurate da parte del muretto.

Aggiungiamo, facendo i complimenti a un’eccellenza italiana, che buona parte del merito del trionfo McLaren tra i costruttori, con giustificato rammarico per non aver vinto anche il Mondiale Piloti, cosa divenuta fattibile dall’estate in poi, va a in eccellenza italiana: quell’Andrea Stella che la Ferrari anni fa fece andar via a cuor leggero, per usare un eufemismo.

Ora – a qualcuno potrà sembrare dovuta al dente avvelenato per la mancata vittoria – vorremmo fare però anche una riflessione sulla FIA, sui suoi sofismi burocratici e sulle decisioni che nel corso del Mondiale sono state prese sul filo delle interpretazioni che hanno spostato gli equilibri in modo decisivo: parliamo dei track limits e della relativa applicazione della cervellotica regola, con decisioni spesso opinabili sul filo di un automobilistico fuorigioco; parliamo dei fondi irregolari poi “condonati” a campionato in corso; parliamo anche di una geopolitica sempre più prona ai grandi investitori che ha spesso penalizzato l’autenticità della bagarre, con una sudditanza psicologica nei confronti di alcune scuderie e del management che hanno dietro che è stato impossibile non cogliere in vari passaggi della stagione.

Una Ferrari non perfetta, come abbiamo detto, ma in via di miglioramento e con evidenti incrementi prestazionali, non pretendevamo che fosse aiutata, ci mancherebbe. Avremmo solo voluto poter recriminare esclusivamente sugli errori del team, invece che doverci occupare delle decisioni della Federazione.

Paolo Marcacci

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