Odia il gioco e non il giocatore: in questo caso è invece il caso di dire il contrario.
Sulla diatriba auto elettrica o termica c’è un enorme polverone dal quale non si riesce più a uscire. Sì, perché se l’uso di una tecnologia avanzata e promettente scaturisce tanta avversione nel popolo, non è a causa della tecnologia stessa (vediamo i più che si immolano nel tentativo di screditarla), ma di chi ne gestisce il progresso, non facilitando – anzi – la distribuzione per tutti di tale tecnologia. Al massimo, come solito, spuntano obblighi spesso irrealizzabili e controproducenti. L’auto elettrica non conviene (ancora) a tutti per la gestione dei prezzi. Del prezzo di listino? No, quello conta meno dell’effettivo prezzo dell’intero ciclo di vita. Non conviene se e solo se partono le speculazioni sulle colonnine; se la transizione, graduale e sostenibile per tutti, non si applica; se ci si mettono di mezzo pure i governi europei col costo dell’energia in generale. Idee e soluzioni ci sarebbero. E invece ci ritroviamo obblighi e dispute infinite che servono solo a capirci sempre di meno.
L’editoriale di Fabio Duranti.
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